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Medicina riabilitativa
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Ordine Medici e Odontoiatri
codice n° 29408, 29/01/1980 Milano
Data abilitazione 25/01/1980 Milano
Data Laurea 20/09/1979 Milano
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Fisiatria

di Luciano Bassani, specialista in fisiatria | pagina vista 10826 volte

Il fisiatra si occupa della diagnosi e del trattamento delle patologie dei tessuti molli (articolazioni, fasce, tendini, legamenti). Le terapie utilizzate sono:

1) Medicina manipolativa. La medicina manipolativa, branca della Medicina Ortopedica che consta di una serie di manovre precise e ben codificate volte alla risoluzione di svariate patologie dolorose a carico della colonna e delle articolazioni periferiche: vertigini, emicrania, cervicalgia, dorsalgia, lombalgia, lombo-sciatalgia, dolori alle spalle, gomiti, anche, ginocchia, piedi etc.

  

2) Terapia auricolare riflessa. Agisce mediante l’infissione di aghi in differenti distretti dell'orecchio su vari tipi di patologie. Trova indicazione elettiva nel trattamento di molti disturbi funzionali dolorosi della colonna e delle articolazioni periferiche, nei disturbi viscerali minori, nelle forme ansiose e nelle cefalee.

3) Infiltrazioni

Infiltrazione

a) Mesoterapia. E’ una tecnica infiltrativa basata sull’introduzione di prodotti specifici nella zona del derma corrispondente all’organo o struttura in sofferenza. In fisiatria è indicata in tutte le forme dolorose della colonna e delle articolazioni periferiche.

b) Proloterapia. Il termine proloterapia fu per primo utilizzato da George Hackett nel 1950 che la definì “la riabilitazione di una struttura incompetente tramite la generazione di un nuovo tessuto cellulare”. Il prefisso prolo sta per proliferare. La proloterapia è una  metodica infiltrativa dei tendini e dei legamenti danneggiati  a seguito di eventi  degenerativi o traumatici che ha lo scopo di creare una guarigione di queste strutture offese. Le basi teoriche su cui si sviluppa la proloterapia  si basano sul fatto che il dolore muscolo-scheletrico cronico consegue ad un inadeguato processo riparativo del tessuto fibroso  che si giustifica con una scarsa vascolarizzazione delle strutture legamentose e tendinee.Uno stiramento di un legamento o la distrazione di un tendine divengono  causa di dolore cronico quando la guarigione  non comporta una sufficiente forza contrattile o tensiva.  Una siffatta situazione definita “insufficienza del tessuto connettivo”è caratterizzata da una struttura troppo debole  che sotto carico  invia afferenze nocicettive inizialmente saltuarie, poi continue, che   determinano una situazione di dolore cronico. La  proloterapia si avvale di farmaci in soluzione che vengono infiltrati nella zona di inserzione osteo-legamentaria e che, provocando in una prima fase  una reazione infiammatoria localizzata,    stimolano successivamente la riparazione e la tensione dei tessuti danneggiati (tendini o legamenti).

                                                                  www.regenerative-injection-therapy.net/

c) Ossigeno-ozono per via infiltrativa, auto-emo-terapica. L’ossigeno-ozonoterapia in fisiatria trova una sua importante funzione nel trattamento delle patologie disfunzionali dolorose dello scheletro.Una sua particolare utilità la si ritrova nel trattamento delle ernie discali dove il suo impiego può essere sia per via diretta che indiretta.Molti sono i meccanismi d’azione che sono stati ipotizzati per giustificare i buoni risultati che si ottengono con l’ozonoterapia.Nel caso delle ernie discali i possibili meccanismi d’azione dell’ozono possono riassumersi in:1. rottura dei doppi legamidi zolfo 2. riduzione dell’edema e della sofferenza ischemica radicolare 3. rivascolarizzazione peridiscale 4. reazione autoimmune 5. meccanismo neuroriflesso L’ozono eserciterebbe inoltre un’ inibizione del sistema nocicettivo tramite la stimolazione di pressochemiorecettori e fusi neuromuscolari situati nel muscolo.Inoltre a causa dello stimolo nocicettivo portato sulla cute dall’ozono si otterrebbe una riduzione del dolore attraverso il meccanismo del DNIC( diffused noxious inhibitory control).Questo meccanismo assimilerebbe l’ozonoterapia ad un’agopuntura chimica(Bacci).

d) Neuralterapia.La neuralterapia è una tecnica neuro-riflessa che agisce ripolarizzando e stabilizzando i campi di disturbo e ripristinando il normale potenziale di membrana.La neuralterapia si prefigge lo scopo di localizzare ed annullare dei campi di disturbo presenti nel soma.I campi di disturbo più comuni sono:· cicatrici da ferita da taglio · cicatrici chirurgiche · focolai cronici · tessuti traumatizzati Le cicatrici patogenetiche sono in genere facilmente localizzabili per il loro aspetto, in genere di tipo cheloideo e specialmente per il colore: pallide o rosso-violaceo.La loro neutralizzazione si fa classicamente con l’infiltrazione di procaina.

e) Bio-terapie. Con questo termine si comprendono tutti i farmaci di origine vegetale, animale o minerale che a diluizioni differenti e con meccanismo d’azione differente possono portare il soggetto alla risoluzione di svariati problemi.

f) Epidurale
L’epidurale è una metodica infiltrativa che ha lo scopo di immettere nello spazio epidurale un anestetico locale con o senza l’aggiunta di un cortisonico.La funzione dell’epidurale è sia antinfiammatoria che neuroriflessa.La via di accesso è o sacrale o intervertebrale.

Epidurale

4) Studio e correzione della postura.

 

Il dolore scheletrico cronico benigno è una situazione patologica sia di origine traumatica che di origine degenerativa caratterizzata da un quadro disfunzionale artro-tendino-ligamentoso che spesso tende ad automantenersi. La questione che si pone è perché in taluni soggetti la rachialgia dolorosa si manifesti in modo violento, duri qualche giorno o al massimo qualche settimana e poi si risolva e perché in altri individui la rachialgia una volta instaurata, seppure con intensità variabile, tenda ad automantenersi. Forse la chiave di lettura va ricercata nella presenza di un’alterazione posturale che determinando delle sollecitazioni meccaniche anomale sullo scheletro in trazione, compressione, rotazione, torsione, sbadigliamento determina delle situazioni di squilibrio e instabilità articolare che comporta una tendenza all’instaurarsi di quadri patologici dolorosi. Se il soggetto è portatore di uno squilibrio posturale a genesi plurifattoriale( piede, occhio, masticazione, cicatrici, ansia, intolleranza alimentare etc.), tende ad assumere progressivamente delle posture anti-fisiologiche che comportano uno stato contratturale sempre crescente sia della muscolatura tonica che successivamente di quella fasica. Questa situazione di squilibrio posturale continuo si ripercuote anche sull’apparato osteo-articolare ed in particolare sulle strutture capsulo-ligamentose di sostegno che andranno lentamente incontro a sclerosi per l’alterazione microcircolatoria che ne consegue dando luogo a degenerazione fibrosa, che può comportare anche quadri di lassità con conseguenti situazioni di instabilità articolare. Le strutture tendino-legamentose rivestono una funzione di grande importanza nell’economia dello scheletro, esercitando oltre che una funzione di sostegno e di stabilizzazione articolare, anche un’azione di tipo estero-propriocettivo per la loro importante innervazione sensitiva-ortosimpatica. Se dunque queste strutture vengono lesionate a seguito di un qualsivoglia evento traumatico in un soggetto con un’alterazione dell’ortostatismo da sregolazione pluri-recettoriale, potranno innescarsi reazioni a catena che porteranno ad un indebolimento strutturale prima e ad un quadro algico poi.In questa anormale situazione di terreno dunque una qualsivoglia noxa patogena,che in un individuo ben posturato potrebbe risultare di limitata portata, in un individuo in squilibrio posturale può comportare l’insorgenza e la persistenza di quadri algici-contratturali definiti impropriamente "fibromialgici".

Diagnosi
In presenza di un’algia scheletrica cronica si deve eseguire una minuziosa anamnesi che indaghi il tipo di dolore, la sua durata, la sede e l’orario di insorgenza, se mattutino, pomeridiano, vespertino o notturno.Il dolore secondo il concetto Bourdiol può venire classificato in: meccanico, legamentario, infiammatorio. Dolore meccanico: ha la caratteristica di aggravarsi col movimento. Dolore legamentario: ha in genere la caratteristica di aggravarsi col riposo e migliorare col movimento (dolore d’anchilosi). Dolore infiammatorio: si aggrava nella seconda metà della notte costringendo il soggetto ad alzarsi senza però che questo apporti una quasi immediata remissione del dolore come avviene in una sindrome legamentaria. Per un corretto inquadramento diagnostico, il medico deve chiedere al soggetto di spogliarsi e dopo averlo fatto salire sul podobaroscopio deve valutare l’appoggio del piede e la posizione del rachide secondo i piani sagittale, frontale e orizzontale.Secondo l’insegnamento del dott.Bricot la valutazione mediante filo a piombo delle frecce può dare importanti informazioni sulle diverse posture patologiche e le correlazioni esitenti tra piede e rachide, tra classe dentale e rachide, etc. La valutazione del cingolo scapolare e del piano bis-iliaco può evidenziare uno squilibrio posturale da correlare con un’alterazione dell’occhio, del piede o di entrambi stabilometrica. L’esame della postura continua successivamente con la valutazione dell’articolazione temporo mandibolare, delle classi dentarie, della deglutizione, delle cicatrici patogenetiche e di eventuali microgalvanismi secondo i dettami classici della rieducazione posturale globale sec. Bricot.Molto importante nello studio del sistema tecnico posturale l'integrazione con l'esame stabilometrico per la valutazione delle strategie del soggetto in statica e dinamica.Successivamente il medico dopo un controllo neurologio classico procede ad un esame palpatorio della colonna per localizzare delle disfunzioni vertebrali segmentarie con il soggetto disposto prono con un cuscino sotto lo stomaco, il medico esegue una pressione sugli spazi interspinosi, sulle spinali nelle faccette articolari per localizzare una zona dolente. Segue la tecnica del "palper rouler" per la localizzazione delle zone dermalgiche, specchio di una sofferenza della branca posteriore o di un problema viscerale.Alla fine di questa fase abbiamo a disposizione un quadro generale che considera l’origine plurifattoriale della patologia in atto con la sua componente posturale, meccanica, neurologica, ortopedica.

Trattamento
Il trattamento nel caso di un quadro algico del rachide o delle articolazioni periferiche deve essere caratterizzato da:a) correzione della postura b) trattamento manipolativo miotensivo c) rieducazione propriocettiva dei muscoli tonici ( daedalus e semelles) d) recupero capsulo-tendino-legamentoso mediante proloterapia e) ozonoterapia f) epidurale g) mesoterapia biologica h) neuralterapia i) neuroriflessoterapia j) bioterapia

Correzione della postura
Consiste nella valutazione e nella correzione dei recettori disfunzionanti avvalendosi per il piede di solette estero-propriocttive, per l’occhio della correzione di piccoli disturbi rifrattivi non compensati come l’astigmatismo o nella correzione di disturbi di convergenza mediante esercizi ortottici abbinati all’uso di magneti e colliri, per le cicatrici con la loro neutralizzazione mediante infiltrazione di procaina, per i problemi occlusali mediante l’uso di bite, per i microgalvanismi eliminando le correnti endorali dovute a polimetallismi etc.

Il fisiatra si avvale della collaborazione di fisioterapisti che praticano le seguenti terapie:

 

  • Lettino di Lind Natchev (autotrazione), terapia utilizzata nel trattamento delle patologie discali del rachide lombo-sacrale
  • Trazione cervicale: indicata per il trattamento delle cervico-brachialgie di origine discale.
  • Chinesiterapia: comprende molteplici tecniche finalizzate al recupero del movimento attivo e passivo per portare alla normalità funzioni alterate
  • Massoterapia clinica: per le algie muscolo-scheletriche
  • Massoterapie speciali: riflessogena, zonale riflessa dell’orecchio, massaggio trasverso profondo di Cyriax, linfodrenaggio
lunedì 23 febbraio 2009

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