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Le intolleranze alimentari

fonte: Rosalba Ranieri | pagina vista 3113 volte

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LE INTOLLERANZE ALIMENTARI
COME DIAGNOSTICARLE
COME SUPERARLE

A cura della Dott.ssa Rosalba Ranieri

Specialista in Idrologia, Climatologia e Talassoterapia ,Omeopatia, Dietologia


Già nel 1905  il dott. F..W. Harr e nel 1922 il dott. W.R. Shannon , in seguito ad accurati studi , misero in correlazione una grande quantità di patologie con fenomeni legati ad intolleranze verso alcuni alimenti.
In questi ultimi anni le allergie alimentari si riscontrano  nell’8% della popolazione. E sono soprattutto i bambini che manifestano il maggior numero di reazioni : si calcola attualmente  in Italia che un bambino su dieci soffre di allergie o intolleranze alimentari e sembra che addirittura la metà dei soggetti adulti soffra di una qualche intolleranza o allergia verso qualche alimento.             
. Ed attualmente  il pericolo maggiore per le allergie e le intolleranze alimentari:è rappresentato dai cosiddetti "ingredienti nascosti" dei cibi, vale a dire sostanze naturali già presenti o più spesso additivi o conservanti non riportati chiaramente sulle etichette. Tali sostanze rappresentano vere trappole soprattutto per chi pensa  di evitare con cura alcune sostanze e poi se li ritrova senza saperlo in prodotti apparentemente innocenti.

Nel 1995 la Società Statunitense di Allergologia ha classificato diverse modalità di reazioni dell’organsmo ai cibi, evidenziando 5 manifestazioni :

allergie alimentari vere e proprie

pseudo allergie

ipersensibilità

reazioni tossiche

intolleranze alimentari

ALLERGIE ALIMENTARI VERE E PROPRIE:
queste sono reazioni eccessive del sistema immunitario, che si manifestano con una reazione immediata o quasi al cibo ingerito. .Ma che cosa avviene in una reazione allergica?
Generalmente, il sistema immunitario protegge il corpo dalle proteine estranee dannose scatenando una reazione per eliminarle. L’allergia è essenzialmente "un’alterazione immunitaria" in cui una sostanza normalmente innocua viene percepita come una minaccia - un allergene - e attaccata dalle difese immunitarie dell’organismo. In una vera reazione allergica, l’organismo produce anticorpi (proteine che si legano specificamente ad altre proteine chiamate antigeni - in questo caso allergeni - per disattivarle ed eliminarle dal corpo). La categoria di anticorpi che prende il nome di immunoglobuline E (IgE) reagisce con l’allergene scatenando un’ulteriore reazione con i mastociti (cellule dei tessuti) e i basofili (un tipo di cellula ematica). I mastociti si trovano sotto la superficie cutanea e nelle membrane che rivestono il naso, l’apparato respiratorio, gli occhi e l’intestino. Rilasciano una sostanza chiamata istamina o altre sostanze quali i leucotrieni e le prostaglandine, sostanze queste  che provocano reazioni allergiche come quelle indicate nella tabella riportata di seguito. Le reazioni negative sono immediate e di solito localizzate. Alcune reazioni allergiche impiegano varie ore o addirittura giorni a manifestarsi dopo l’esposizione ad una proteina estranea. In questo caso si parla di "reazioni di ipersensibilità ritardata". Fortunatamente, la maggior parte delle risposte allergiche agli alimenti è relativamente lieve ma in un numero limitato di persone si verifica una reazione violenta che può essere letale e che prende il nome di anafilassi.
Gli alimenti più allergizzanti sono statisticamente
il latte,
le uova,
il pesce
 i crostacei,
 la soia,
le arachidi,
le noci.
La gravità  dipende anche dalla frequenza con cui alcuni cibi vengono consumati. I giapponesi, ad esempio sviluppano più facilmente un'allergia al riso; le popolazioni scandinave al merluzzo.
L’incremento delle allergie e delle intolleranze è legato soprattutto a due fattori:
a - la diffusione di cibi preparati in modo industriale  e con additivi, ormai pari al 90 per cento di ciò che mangiamo ogni giorno
b - la scarsa varietà della nostra alimentazione, che porta a consumare sempre gli stessi cibi, aumentando così la reattività dell'organismo: l' 80 per cento delle nostre calorie quotidiane proviene infatti soltanto da undici tipi di alimenti diversi.
A tutto questo aggiungiamo poi il fatto che spesso le etichette non riportano chiaramente il contenuto di additivi e conservanti e molte persone, pur desiderando evitare alcune sostanze, si ritrovano a consumarle ugualmente in prodotti che ne sembravano privi. Ad esempio:  il latte viene spesso usato come addensante per insaccati e caramelle; l' albume d' uovo  è  impiegato l  come chiarificante; isalicilati (derivati dell' acido acetilsalicilico) sono spesso aggiunti come conservanti in frutta secca, olive, tè, vino.
Per quanto concerne gli additivi chimici sono  poi oltre 1500 tra coloranti, conservanti, gelificanti, stabilizzanti, emulsionanti, addensanti, esaltatori di sapidità. Il loro impiego è teoricamente sicuro, ma è importante la concentrazione in cui vengono consumati. Da qui deriva la raccomandazione di variare il più possibile gli alimenti messi in tavola: per non raggiungere  dosi elevate che possono scatenare allergie.
Spesso un’allergia alimentare può essere scatenata anche da un'allergia respiratoria e viceversa : si tratta delle cosiddette "allergie crociate", una sinergia fra le allergie alimentari e le allergie respiratorie o dermatologiche, in cui ognuna rinforza l' altra. Anche con abbinamenti imprevedibili: per esempio, chi è allergico agli acari della polvere può reagire alla ingestione di   lumache. Anche lo sport può innescare un'allergia. Infatti l' esercizio fisico aumenta la temperatura corporea e libera istamina. Così lo sport fatto dopo aver mangiato una sostanza allergizzante può amplificarne la reazione.


LE PSEUDOALLERGIE:

  sono dovute a deficit enzimatici, come ad esempio il vomito e la diarrea nel neonato, causata dalla mancanza dell’enzima per la digestione del latte. Tra le pseudoallergie rientra anche il fauvismo, anch’esso causato da deficit enzimatico.


LE IPERSENSIBILITA’:

sono queste reazioni ad alcune sostanze chimiche contenute in alcuni alimenti (soprattutto  nella cioccolata, nel vino, in alcuni formaggi fermentati,  in certi pesci in scatola) che tendono a rilasciare istamina, sostanza  spesso responsabile di cefalee e violente emicranie.  Nei pesci, in particolare, l' istamina aumenta se questi non sono refrigerati in modo corretto.


LE REAZIONI TOSSICHE:


sono queste reazioni scatenate da cibi avariati o da avvelenamenti (es. funghi)


LE INTOLLERANZE ALIMENTARI

L' intolleranza è invece una reazione avversa agli alimenti, ma di natura non immunologica, dovuta alla difficoltà o all' impossibilità da parte del sistema digerente di metabolizzare (cioè trasformare chimicamente) correttamente quel cibo o quella sostanza . 
L’ intolleranza può provocare sintomi simili all’ allergia (ad esempio nausea, diarrea ,crampi allo stomaco), ma la reazione non coinvolge nello stesso modo il sistema immunitario.. Mentre i soggetti veramente allergici devono in genere eliminare del tutto il cibo incriminato, le persone che hanno un’intolleranza possono spesso sopportare piccole quantità dell’ alimento o del componente in questione senza sviluppare sintomi importanti. Fanno eccezione ovviamente pazienti intolleranti al glutine e al solfito. Le manifestazioni sono simili, anche se nell' intolleranza si presentano in forma più lieve.
COME SCOPRIRE LE INTOLLERANZE
UTILIZZO DELLA BIORISONANZA BIO-FOTONICA

Le intolleranze danno luogo a disturbi che creano situazioni di grande fastidio, anche se non sono patologie in genere gravii. Ma, attenzione: oltre ai malesseri banali, alcune volte creano un terreno su cui si possono instaurare della patologie anche molto gravi, a cominciare dalle malattie autoimmuni. Perciò è molto importante individuarle. Esistono fondamentalmente due modi di diagnosticarle:  i test del sangue e la biorisonanza biofotonica.
I primi, anche se ci sono più usuali come concetto, hanno il grave limite di essere attendibili solo quando riconoscono una sostanza intollerante (test positivi). Per intenderci se risulta un’intolleranza alla caffeina il risultato è certo, ma ci possono essere altre intolleranze (ed in genere ci sono) in qualcuna delle sostanze date per buone. La tecnica degli anticorpi IgG non ha evidenziato buone correlazioni cliniche:la presenza di IgG sembra piuttosto indicare la prolungata esposizione ad un alimento.
La biorisonanza , di cui fa parte la bioelettronica, indaga sulle piccole variazioni dei potenziali dell’organismo al contatto con le sostanze cui è intollerante.
Personalmente utilizzo uno strumento diagnostico computerizzato per effettuare misure secondo la tecnica dei potenziali evocati (Bio Feed Back) in punti elettrodermici periferici.
Il software interattivo utilizza i punti Ryodoraku e consente di effettuare accurate valutazioni dello stato ossidativo dell’organismo (fase omotossicologica).
Si effetta con tale metodica il testaggio biofotonico di fiale campione, simulando la risposta dell’Organismo alla reale somministrazione di rimedi, farmaci o alimenti.
E’ una metodica questa che ho notato avere un importante impiego nello studio dell’intolleranza alimentare, delle allergie e dei materiali odontoiatrici. Con tale metodica si possono determinare le alterazioni dell’omeostasi energetica dell’organismo tramite le variazioni elettriche dei punti della pelle che sono connessi ad organi o funzioni dell’organismo (riflesso somato-viscero-sensoriale di Mckenzie). Si deve proprio  alla scuola del Professor Mckenzie l’importantissima scoperta che, in presenza di patologie infiammatorie, sostenute da processi focali e/o allergici, gli impulsi viscerali o somatici vengono scaricati verso i neuroni sensitivi talamo-corticali, che a loro volta proiettano la sensazione nel dermatomero o quadrante corrispondente sulla cute.

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COME DIVENTARE TOLLERANTI

Una volta scoperto a quali sostanze siamo intolleranti, bisogna evitare di entrarne in contatto per un periodo più o meno lungo stabilito dal medico, per passare poi alla fase di superamento.
Non si conoscono tutti i meccanismi patogenetici anche se diverse sono le cause di intolleranza. Un ruolo fondamentale viene attribuito al malassorbimento di minerali e vitamine a carico della parete intestinale a causa di disbiosi, con processi soprattutto di tipo fermentativo a carico dell’intestino, che in presenza di un alimento  o sostanze che generano intolleranza,  libera una serie di sostanze, quali istamina, creosolo, fenolo. Viene in tal modo inibito un buon assorbimento di minerali , aminoacidi e vitamine, con conseguente carenza nei tessuti ed organi ed un inevitabile stress biologico. Ricercatori che si occupano di obesità hanno dimostrato che dopo aver mangiato un alimento cui si è intolleranti, si abbassa il livello ematico di serotonina. L’assunzione di zuccheri raffinati e semplici inducono un rapido rilascio di insulina, con aumento di triptofano, precursore della serotonina. Quindi, per controbilanciare i bassi livelli di serotonina (ingestione di sostanze a cui si è intolleranti) le persone intolleranti sentiranno il bisogno di ingerire alimenti che innalzino il livello di serotonina a carico del sistema nervoso centrale (zuccheri semplici e farine raffinate) . Si innesca in tal modo un circolo vizioso che verrà interrotto solamente individuando ed eliminando dalla dieta gli alimenti a cui si è intolleranti.
Possibile meccanismo di aumento ponderale in relazione alle intolleranze

Come al solito non esiste una ricetta o uno strumento comune per tutti: ogni individuo deve seguire un percorso diverso, adatto a sé.
Le tecniche sono molte, in genere si basano sulla reintroduzione controllata, ma ci sono casi in cui è necessario usare una desensibilizzazione utilizzando prodotti omeopatici o fitoterapici.
Il trattamento va sempre accompagnato da un drenaggio (eliminazione delle tossine) accurato, per operare un ripristino delle funzionalità intestinali e  di conseguenza un riequilibrio della funzionalità immunitaria.
Anche se alcune forme non possono essere superate del tutto, con le terapie naturali un miglioramento sostanziale si ottiene sempre. Ho notato, dopo anni di esperienza che di fondamentale importanza è  operare sulla  cosiddetta disbiosi intestinale.
Una flora batterica intestinale ottimale è di fondamentale importanza per un organismo sano. I disturbi della colonizzazione intestinale possono presentarsi già nella prima infanzia a causa di un’alimentazione sbagliata, uso di antibiotici. Spesso abbiamo manifestazioni quali meteorismo, stipsi, diarrea, ma anche problematiche più generali. La formazione di germi patogeni porta a tossine, a squilibri metabolici, ad una disseminazione linfatica di tossine con possibilità di deposito nel mesenchima. L’intestino  è dotato di un sistema immunitario importantissimo e viene influenzato da una flora batterica fisiologica, per quanto concerne il mantenimento dell’equilibrio tra il lume intestinale esterno e la parete intestinale interna: La flora intestinale è costituita da batteri come l’E. Coli, Biphidus, Enterococchi, Coliformi, Lactobacillus acidophilus, Lactobacillus casei, Biphidobacterium biphidum, Streptococcus lacti ecc., che oltre a proteggere la parete intestinale, sono corresponsabili del mantenimento di un ambiente intestinale ottimale, della produzione di vitamine, soprattutto della vitamina B1, fondamentale nell’impedire che le spore della Candida Albicans possano maturare e determinare una infezione fungina.
Condizioni diverse possono disturbare il normale equilibrio della flora intestinale e determinare alterazioni più o meno gravi:
Tra le varie cause anche diete carenti in fibre con scarso consumo di vegetali, diete ricche in alimenti raffinati come farine o zuccheri, allergie o intolleranze alimentari, coloranti, conservanti, pesticidi, ormoni steroidei alimentari possono predisporre alla disbiosi intestinale


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Copyright © Rosalba Ranieri 2006
 


sabato 14 novembre 2009

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