<?xml version="1.0" encoding="windows-1252"?><rss version="2.0" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"><channel><title>Studio Medico Bassani, dr. Luciano Bassani specialista in terapia fisica e riabilitazione</title><link>http://www.studiomedicobassani.it</link><description>Studio Bassani, viale L. Majno 15 20122 Milano - tel. 02 76021267</description><language>it</language><copyright>Studiomedicobassani.it 2010</copyright><image><url>http://www.studiomedicobassani.it/sito/images/logorss.gif</url><title>Studio Medico Bassani - RSS</title><link>http://www.studiomedicobassani.it</link><width>200</width><height>60</height></image><item>
<title><![CDATA[Angiologia]]></title>
<description><![CDATA[<p>CHIRURGIA VASCOLARE: diagnostica e terapia chirurgica delle malattie dell’apparato vascolare e terapia sclerosante di varici e teleangectasie.</p>
<p>CHIRURGIA GENERALE: diagnostica e terapia chirurgica delle malattie dell’apparato gastroenterico.]]></description>
<link><![CDATA[http://www.studiomedicobassani.it/index.asp?ItemID=9]]></link>
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<author>Roberto Marconato, specialista in angiologia, chirurgia vascolare e generale</author>
<pubDate>Thu, 26 Feb 2009 0:0:0 +01:00</pubDate>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ortopedia]]></title>
<description><![CDATA[<p><strong>CHIRURGIA DEL PIEDE E CHIRURGIA MINI INVASIVA DEL PIEDE</strong></p>
<p><strong>Alluce valgo</strong><br />L’alluce valgo è una deviazione verso l’esterno del primo dito, e può essere classificato in due grosse sottocategorie: alluce valgo semplice e alluce valgo complesso.</p>
<p>La deviazione in valgo del primo dito porta a un’insufficienza dell’appoggio, e di conseguenza il peso viene trasferito sui metatarsi minori che non sono in grado di sopportare tutto il peso corporeo; conseguentemente, si avranno l’alluce valgo, il “cedimento metatarsale” e le dita a martello. L’<strong>alluce valgo</strong>, perciò, non è semplicemente un fatto estetico, ma un vero e proprio problema di biomeccanica.</p>
<blockquote dir="ltr" style="MARGIN-RIGHT: 0px">
<p><strong>L’intervento</strong><br />La correzione dell’alluce valgo evita, se fatta precocemente, una evoluzione da alluce valgo semplice ad alluce valgo complesso. L’intervento di alluce valgo semplice viene eseguito in anestesia locoregionale con una semplice iniezione praticata dall’anestesista a livello del ginocchio e che addormenta tutta la gamba. L’intervento chirurgico di alluce valgo semplice ha una durata di circa 30’, la deambulazione è immediata in particolare con una scarpa adatta (detta “talus”) che sposta il peso sul calcagno.</p>
</blockquote>
<p><strong>Alluce rigido</strong><br />Consiste in una diminuzione del movimento del primo dito a seguito di trauma o per problemi di origine congenita che porta a un forte dolore durante la fase del passo. Sono stati descritti numerosi interventi a secondo della gravità, che vanno da una semplice pulizia dell’osso fino a delle complesse osteotomie (sezione dell’osso) correttive.</p>
<p><strong>Metatarsalgia</strong><br />Metatarsalgia è un termine generico per indicare un dolore a livello dell’avampiede la cui causa è da identificare attraverso visite ed esami strumentali. Le cause più frequenti della <strong>metatarsalgia</strong> sono naturalmente l’alluce valgo, il neurinoma di Morton, le lussazioni metatarsofalangee e le dita a martello.</p>
<p><strong>Cedimento metatarsale</strong><br />Il cedimento metatarsale è solitamente una complicanza dell’alluce valgo e consiste in un cedimento dell’arco trasverso del piede che porta a una iniziale sublussazione delle articolazioni metatarso-falangee (secondo, terzo e quarto raggio) e successivamente a una lussazione completa. L’intervento di correzione viene chiamato riallineamento metatarsale.</p>
<blockquote dir="ltr" style="MARGIN-RIGHT: 0px">
<p><strong>L’intervento</strong><br />Il <strong>riallineamento metatarsale</strong> consiste, attraverso una piccola incisione, nell’accorciare il secondo e il terzo metatarso, più raramente il quarto, attraverso l’osteotomia di Weil sintetizzata con una microvite affondata nell’osso stesso. Si ripristina così l’allineamento metatarsale corretto e il carico ottimale. Solitamente questo intervento, che si esegue in anestesia locoregionale, è associato all’intervento di alluce valgo, per cui il tempo di ripresa è leggermente superiore rispetto all’alluce valgo.</p>
</blockquote>
<p><strong>Artrite reumatoide del piede</strong><br />Nell’artrite reumatoide e in altre malattie reumatiche può esserci un grave coinvolgimento del piede, che viene letteralmente deformato a causa dell’interessamento da parte della malattia delle cartilagini articolari. Per l’artrite reumatoide e le altre malattie reumatiche del piede esistono delle tecniche chirurgiche mirate atte a permettere la deambulazione e a prevenire ulteriori gravi deformità.</p>
<blockquote dir="ltr" style="MARGIN-RIGHT: 0px">
<p><strong>L’intervento</strong><br />Normalmente si tende a <strong>correggere la deformità</strong> come nell’alluce valgo e nelle metatarsalgie cercando però di eliminare la cartilagine articolare in maniera da prevenire un ulteriore peggioramento.</p>
</blockquote>
<p><strong>Tendinopatia del tendine d’Achille</strong><br />Le patologie più frequenti del tendine di Achille sono la rottura acuta - che rappresenta un’emergenza chirurgica, avviene solitamente per un improvviso sforzo e necessita di un’immediata ospedalizzazione e di una ricostruzione del tendine stesso; la tendinosi con peritendinite, la sua patologia più frequente, nella quale il tessuto elastico del tendine viene sostituito da un tessuto fibroso non più elastico che porta a una dilatazione dolorosa del tendine stesso e che può essere l’anticamera di una rottura. Se viene constatata l’inefficacia delle cure mediche fisiatriche (laser, ultrasuoni, terapia fisica in generale) è possibile una soluzione chirurgica.</p>
<blockquote dir="ltr" style="MARGIN-RIGHT: 0px">
<p><strong>L’intervento<br /></strong>L’intervento consta nell’inserire, attraverso un’incisione di circa 5 cm a livello del tendine di Achille, piccoli innesti muscolari presi dal muscolo gemello. L’intervento <strong>non prevede immobilizzazione</strong> ma l’uso di un tutore per un periodo di circa 20 giorni. Questo intervento, che avviene con <strong>anestesia locoregionale</strong>, dura circa 40 minuti e prevede una notte di ospedizalizzazione, è compatibile successivamente con qualsiasi attività sportiva, anche traumatica.</p>
</blockquote>
<p><strong>Lesione dei legamenti della caviglia</strong><br />A seguito di una violenta <strong>distorsione della caviglia o di distorsioni ripetute</strong> che avvengono solitamente nello sportivo, può causarsi la rottura di uno o più legamenti della caviglia. Il legamento più frequentemente interessato è il legamento peroneo astragalico anteriore e il peroneo calcaneale. Questi legamenti hanno la funzione di stabilizzare il piede alla caviglia, e in caso di lesione si manifesta una instabilità della caviglia che porta a dolore, gonfiore, ulteriore distorsione, facile affaticabilità.</p>
<blockquote dir="ltr" style="MARGIN-RIGHT: 0px">
<p><strong>L’intervento</strong><br />Nella instabilità cronica (di vecchia data) è possibile eseguire una correzione chirurgica ricostruendo i legamenti rotti mediante l’utilizzo di un tendine (solitamente il peroneo breve) in sostituzione del legamento lesionato. Questo intervento, che avviene in <strong>anestesia locoregionale</strong>, prevede un massimo di due giorni di ospedalizzazione e comporta la deambulazione immediata senza stampelle e l’utilizzo di un tutore per 25 giorni circa.</p>
</blockquote>
<p><strong>Patologia traumatica (piede nello sportivo)</strong><br />Le patologie più frequenti del piede nello sportivo sono:</p>
<ul>
    <li>la lesione dei legamenti della caviglia </li>
    <li>le tendinopatie del tendine di Achille </li>
    <li>le fratture da stress dei metatarsi: rappresentano non una vera e propria frattura completa dell’osso metatarsale, ma piuttosto una frattura parziale solitamente a insorgenza improvvisa dopo uno sforzo. </li>
</ul>
<p><strong>Malformazioni congenite</strong><br />Esistono numerose malformazioni congenite del piede, tra le principali troviamo: <strong>sindattilia</strong> (due dita unite assieme); <strong>dita soprannumerarie</strong>; <strong>deviazioni assiali delle dita</strong> che possono essere studiate singolarmente ed eventualmente trattate chirurgicamente quando necessario.</p>
<p><strong>Spina calcaneale e fascite plantare</strong><br />La <strong>spina calcaneale</strong> e la <strong>fascite plantare</strong> sono due patologie strettamente correlate. La spina calcaneale è infatti una calcificazione dell’inserzione della fascia plantare sul calcagno. Il sintomo è costituito essenzialmente da un forte dolore all’appoggio del calcagno, più accentuato ai primi passi al mattino, oppure dopo lunga deambulazione. La terapia medica consiste nell’uso di talloniere morbide o di eventuali plantari, nella terapia fisica, nell’assunzione di farmaci, e solo in caso di recidive continue o di un dolore costante superiore a 6 mesi si ricorre all’intervento chirurgico.</p>
<blockquote dir="ltr" style="MARGIN-RIGHT: 0px">
<p><strong>L’intervento</strong><br />La tecnica eseguita si chiama fasciotomia secondo Steindler e viene eseguita per via percutanea: attraverso un’incisione puntiforme a livello del calcagno si interrompe la fascia plantare. Viene applicato un punto di sutura. L’intervento è eseguito in <strong>anestesia locoregionale</strong>, in <em>day hospital</em>, dura pochi minuti, la deambulazione è immediata ma con cautela in quanto inizialmente il dolore da appoggio può essere accentuato.</p>
</blockquote>
<p><strong>Dita a martello</strong><br />Di solito associate ad alluce valgo o a cedimento metatarsale, più raramente isolate. </p>
<blockquote dir="ltr" style="MARGIN-RIGHT: 0px">
<p><strong>L’intervento</strong><br />L’intervento avviene in <strong>anestesia locale</strong> eseguendo una piccola incisione di un centimetro sul dorso del dito, regolarizzando la falange. L’intervento <strong>non necessita ospedalizzazione</strong> e viene eseguito ambulatoriamente.<br /></p>
</blockquote>
<p dir="ltr"><strong>Insufficienza del primo raggio</strong></p>
<p><strong>Sindrome da insufficienza del primo raggio</strong><br />La sindrome da insufficienza del primo raggio è frequente e molto spesso non riconosciuta. Ha una sintomatologia simile all’alluce valgo, ma al contrario dell’alluce valgo non vi è una deviazione del primo dito.</p>
<blockquote dir="ltr" style="MARGIN-RIGHT: 0px">
<p><strong>Le cause</strong><br />Le cause della sindrome sono prevalentemente di natura anatomica. La sintomatologia è un forte dolore all’appoggio con la sensazione di camminare sui sassi. </p>
<p><strong>L’intervento</strong><br />L’intervento chirurgico rappresenta la soluzione definitiva alla sindrome da insufficienza del primo raggio. L’intervento eseguito è il <strong>riallineamento metatarsale</strong> secondo Weil, che consiste, mediante una piccola incisione sul dorso del piede, in un accorciamento del secondo e terzo, più raramente quarto metatarso, sintetizzandolo con una microvite affondata nell’osso. L’intervento si effettua in <strong>anestesia locoregionale</strong>. La <strong>deambulazione</strong> è <strong>immediata</strong>.</p>
</blockquote>
<p><strong>Piede piatto nell’adulto</strong><br />È solitamente una conseguenza di un piede piatto grave del bambino non trattato. La terapia del piede piatto doloroso dell’adulto è inizialmente di tipo fisico-riabilitativo (plantari, farmaci, terapia fisica, fisioterapia). Se tutto ciò è insufficiente, è possibile eseguire un intervento chirurgico in casi selezionati.</p>
<blockquote dir="ltr" style="MARGIN-RIGHT: 0px">
<p><strong>L’intervento</strong><br />L’intervento è il <strong>riallineamento dell’arco interno</strong> secondo Mïller modificato con una trasporizione del tendine tibiale anteriore sul posteriore. Questo intervento solleva la volta plantare ceduta riducendo la sintomatologia dolorosa e ripristinando il corretto appoggio. Viene eseguito in anestesia locoregionale, con una ospedalizzazione di 2 giorni, deambulazione immediata con un tutore dedicato.</p>
</blockquote>
<p><strong>Neurinoma di Morton</strong><br />Il neurinoma di Morton è una neoformazione benigna del nervo plantare, più frequentemente a livello del secondo o terzo spazio intermetatarsale (quest’ultima è la condizione più frequente, circa il 90% dei casi). Colpisce prevalentemente il sesso femminile con un rapporto di 7:1. I sintomi del neurinoma di Morton consistono in un fortissimo dolore tipo scossa elettrica irradiato al secondo, terzo e quarto dito. Le terapie non chirurgiche del neurinoma di Morton solitamente hanno un effetto temporaneo.</p>
<blockquote dir="ltr" style="MARGIN-RIGHT: 0px">
<p><strong>L’intervento<br /></strong>L’intervento chirurgico consiste in una piccola incisione di circa 1.5 cm sulla pianta del piede al passaggio tra le dita e la pianta del piede. Si asporta il neurinoma e vengono solitamente dati tre o quattro punti di sutura. È permessa una <strong>deambulazione immediata</strong> ed è un intervento eseguibile in <strong>anestesia locoregionale</strong> e in <em>day hospital</em>.</p>
</blockquote>
<p dir="ltr"><strong>ORTOPEDIA E TRAUMATOLOGIA PEDIATRICA</strong></p>
<p dir="ltr"><strong>Alluce valgo infantile</strong><br />L’<strong>alluce valgo infantile</strong> esteticamente è simile all’alluce valgo dell’adulto, ma quasi sempre è dovuto a un piattismo del piede con conseguente sovraccarico del compartimento mediale e una successiva deviazione in valgo del piede. Normalmente non necessita di alcun trattamento, non viene mai operato se non in rari casi e si risolve spontaneamente oppure con la correzione del piede piatto. In casi più gravi, invece, l’alluce valgo infantile può essere l’espressione di una malattia neurologica (paralisi cerebrale infantile).</p>
<p dir="ltr"><strong>Piede torto</strong><br />Il <strong>piede torto del neonato</strong> è una grave e complessa malformazione presente alla nascita che colpisce 1 nato ogni 1.000. Il piede appare ”equino, supinato, addotto” come da immagine.</p>
<blockquote dir="ltr" style="MARGIN-RIGHT: 0px">
<p dir="ltr"><strong>L’intervento<br /></strong>Il trattamento attualmente più utilizzato, quando viene iniziato alla nascita, consiste nel metodo Ponseti (Ponseti Method) da me utilizzato. In questa metodologia si confezionano numerosi gessi correttivi progressivi, associati ad un intervento chirurgico di tenotomia del tendine di Achille eseguibile anche in anestesia locale o in sedazione. Questo tipo di <strong>trattamento</strong> è <strong>molto poco invasivo</strong> e consente degli ottimi risultati.</p>
</blockquote>
<p dir="ltr"><strong>Ginocchio varo-valgo</strong><br />Nei bambini le deformità angolari degli arti inferiori costituiscono un’importante preoccupazione per i genitori sebbene la loro evoluzione è quasi sempre benigna. Le <strong>patologie angolari</strong> vengono <strong>chiamate ginocchio varo e ginocchio valgo</strong>: nel <em>ginocchio varo</em> le gambe hanno l’aspetto di due parentesi e le ginocchia non si toccano, viceversa nel <em>ginocchio valgo</em>, detto comunemente “<strong>ginocchio a x</strong>”, le ginocchia si toccano e i piedi sono lontani l’uno dall’altro. Nei primi anni di vita vi è un passaggio graduale dal ginocchio varo al ginocchio valgo; l’ortopedico deve quindi escludere condizioni patologiche come tibia vara infantile, rachitismo, e così via, e valutare che l’attuale allineamento degli arti inferiori del bambino sia fisiologico per l’età. Il bambino nasce con il ginocchio varo, si allinea circa all’età di 20 mesi e in seguito sviluppa un ginocchio valgo che è molto più evidente tra i due-tre anni. Solamente in casi rari e patologici occorre individuare la malattia di base, e intervenire con presidi ortopedici o eventuale correzione chirurgica.</p>
<p dir="ltr"><strong>Scoliosi</strong><br />La scoliosi è una <strong>curvatura anomala della spina dorsale</strong>, e nei bambini con scoliosi si osserva, guardandoli da dietro, la presenza di una o più curvature patologiche. La scoliosi colpisce il <strong>2% delle donne e lo 0.5% degli uomini</strong>. Le cause sono molteplici, tra le più comuni troviamo le deformità congenite della spina dorsale, le condizioni genetiche, i disturbi neuromuscolari, la disuguaglianza nella lunghezza degli arti inferiori, ma anche la paralisi cerebrale, la spina bifida, la distrofia muscolare, l’atrofia muscolare spinale e alcuni tumori. In più dell’80% dei casi la scoliosi è invece idiopatica, ovvero non ha una causa certa; è questa la forma più comune di scoliosi che si ritrova in soggetti per altri versi assolutamente sani.  La <strong>scoliosi idiopatica</strong> si suddivide in quattro categorie in funzione dell’età: <strong>(1)</strong> infantile: bambini fino ai 3 anni di età; <strong>(2)</strong> giovanile: bambini tra i 3 e i 9 anni di età; <strong>(3)</strong> adolescenziale: 10-18 anni di età; <strong>(4)</strong> adulta: successiva alla maturità scheletrica.</p>
<blockquote dir="ltr" style="MARGIN-RIGHT: 0px">
<p dir="ltr"><strong>Segni e sintomi</strong><br />Possono comprendere l’allineamento disuguale delle spalle, la prominenza di una scapola rispetto all’altra, l’errato allineamento del bacino, un fianco più alto dell’altro, la tendenza a piegarsi su un lato. Quando la scoliosi non trattata peggiora la spina dorsale tende a ruotare e a piegarsi lateralmente, fino a provocare, nei casi più gravi, dolore e difficoltà respiratorie.</p>
<p dir="ltr"><strong>La terapia</strong><br />La terapia ortopedica può essere<strong> medica o chirurgica</strong> a seconda dei casi e data la complessità dell’argomento e la specificità di ogni singolo caso, va adattata al singolo paziente.</p>
</blockquote>
<p dir="ltr"><strong>PATOLOGIA DELL’ANCA</strong></p>
<p dir="ltr"><strong>CONTROLLO PERIODICO DELL’ACCRESCIMENTO</strong><br /></p>]]></description>
<link><![CDATA[http://www.studiomedicobassani.it/index.asp?ItemID=8]]></link>
<guid isPermaLink="true">http://www.studiomedicobassani.it/index.asp?ItemID=8</guid>
<author>Marco Maria Moscati, specialista in ortopedia e traumatologia</author>
<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 0:0:0 +01:00</pubDate>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Fisiokinesiterapia]]></title>
<description><![CDATA[<p><strong>Rieducazione posturale</strong></p>
<p>Per <strong>rieducazione posturale</strong> si intendono tutte le  metodiche fisioterapiche  in abbinamento alle solette , ginnastica oculare o a un bite se necessario, per portare il paziente a una corretta postura annullando tutti quegli adattamenti o <strong>posizioni scorrette</strong> che sfociano in patologie. </p>
<p align="center"><embed src="/public/sito/site/F200926B2CDG99-disegni2.swf" width="500" height="250" type="application/x-shockwave-flash"></embed></p>
<p><strong>Ginnastica propriocettiva</strong></p>
<p>Mira al recupero della muscolatura posturale mediante l’utilizzo di superfici instabili su cui si posiziona il paziente. I due attrezzi che si usano sono denominati Dedalus® e Semelles à boule®, finalizzati al recupero, sia nella statica sia nella dinamica, delle deviazioni sagittali ed elicoidali del rachide. Il loro funzionamento si basa su dei principi di neurofisiologia che sono alla base dell’ortostatismo dinamico antigravitazionale. Il Dedalus® e le Semelles à boule ® sono frutto di anni di studio e di sperimentazione delle metodiche di R.J. Bourdiol e della sua equipe sui molteplici fattori che intervengono nella regolazione dell’equilibrio nella statica e nella cinetica umana. Il nome Dedalus® fa riferimento a un "labirinto circolare, a corridoi concentrici" posizionato nella parte anteriore dell’attrezzo in cui si muove una pallina. La parte posteriore è costituita da un pedana di appoggio per i piedi. La piattaforma è sostenuta da un telaio meccanico che forma due rotaie parallele che hanno lo scopo di contenere una palla medica che si può spostare avanti o indietro,gonfiata o sgonfiata.Il Dedalus® , pur basandosi sugli stessi principi dell’asse di equilibrio su appoggio elastico, riesce a coniugare esercizi in automatismo (a controllo riflesso sotto-corticale) con esercizi volontari (a controllo corticale) che consistono a far scorrere la biglia nel labirinto fino al traguardo centrale. La componente ludica rende più gradevole l’esercizio. La metodica favorisce la realizzazione progressiva di un duplice fenomeno fino a ora mai coniugato: </p>
<blockquote dir="ltr" style="MARGIN-RIGHT: 0px">
<p>1) Recupero della propriocettività, varie parti del corpo, muscoli articolazioni, partecipano in maniera puramente riflessa all’ortostatismo, migliorando in modo dolce e progressivo il riequilibrio delle strutture alterate e squilibrate.</p>
<p>2) Recupero della barosensibilità profonda è legata alla messa in gioco dei vari barorecettori articolari e somatici, indotte dalle oscillazioni pneumatiche sulla palla medica a pressione variabile. Il Dedalus® può anche essere utilizzato per il recupero di altre catene muscolari, non gestite dall’ortostatismo. Procubito con appoggio sulla fronte è l’esercizio più adatto per il recupero del tono dei muscoli propri della nuca. La posizione di procubito con appoggio anteriore per i muscoli delle spalle e del dorso.Semelles à boule® (suola con pallina). Vengono applicate sulle scarpe del paziente purché non abbiano il tacco superiore ai due centimetri. Il supporto presenta nella sua parte inferiore una lama metallica, dove viene ancorata la boccia, che nel suo interno alloggia molle di diversa resistenza. La boccia si può spostare più anteriormente o posteriormente rispetto al centro del piede. Il cammino è il più pratico degli sport, poiché permette la messa in gioco riflessa di tutti i sistemi cerebellari sotto-corticali e dei gruppi muscolari sinergici, agonisti e antagonisti. R.J.Bourdiol ha denominato due catene muscolari in funzione del loro punto di partenza podale, chiamandole catena a partenza dagli estensori e catena a partenza dai flessori. Esse sono complementari e alternativamente regolano in modo del tutto riflesso la stazione eretta antigravitazionale, sia in ortostatismo immobile sia durante il cammino, la corsa il salto. Lo scopo delle Semelles à boule® è dunque quello di sollecitare l’attività di queste catene. </p>
</blockquote>
<p><strong>Tecniche in contro-resistenza</strong><br />Il paziente può eseguire sia da solo utilizzando come elemento di resistenza una palla o un elastico, sia con l’aiuto di una seconda persona.</p>
<p><em><strong>Ginnastica</strong> con resistenza elastica</em>: si tratta di una ginnastica che sfrutta una resistenza elastica (palla, parabordo) per attivare un meccanismo di sinergia e antagonismo muscolare.</p>
<p><em><strong>Ginnastica </strong>con elastico</em>: si tratta di una metodica che utilizza un elastico più o meno rigido a seconda della necessità che viene legato con una estremità su di un elemento fisso (calorifero, gamba di un tavolo, maniglia ecc.) mentre con l’altra viene fissato all’articolazione su cui si desidera agire. Successivamente vengono prescritti al paziente determinati esercizi che vengono effettuati contro la resistenza opposta dall’elastico.</p>
<p><em><strong>Ginnastica</strong> in contro-resistenza adattata</em>: si tratta di una metodica che sfrutta la resistenza opposta da una seconda persona su un determinato segmento corporeo per rilasciare gruppi muscolari contratti o tonificare gruppi muscolari ipotonici favorendo il recupero della mobilità articolare.Questa metodica ideata e sistematizzata da R.J.Bourdiol consta di tre fasi.</p>
<ul>
    <li><strong>Messa in posizione</strong>: è caratterizzata da un corretto posizionamento del segmento in questione. </li>
    <li><strong>Messa in tensione</strong>: lo scopo di questa fase è la decontrazione degli elementi muscolari contratti responsabili dei blocchi articolari funzionali mediante l’attivazione del circuito inibitore. </li>
    <li><strong>Rieducazione in contro-resistenza adattata</strong>: dalla fase di massima messa in tensione si chiede al paziente di ritornare nella posizione di partenza mentre il terapista si oppone con una resistenza dinamica e calibrata che deve essere variabile e con dei rilasciamenti improvvisi per sfruttare il meccanismo automatico che regola il rapporto tra i diversi gruppi muscolari definiti "agonisti-antagonisti".Se il paziente aziona un determinato segmento corporeo mentre il terapista esercita una certa resistenza che improvvisamente viene meno perché lascia andare bruscamente, si rilancia il circuito gamma attivatore mettendo in gioco il sistema agonista-antagonista spesso utile e necessario per il riequilibrio o il mantenimento di una corretta funzione motoria. Grazie a queste manovre in contro-resistenza adattata si possono ottenere dei validi risultati nei casi di squilibrio muscolare nei differenti distretti scorpori dovuti ad alterazioni della statica o nelle forme post-traumatiche (esiti di colpo di frusta, distorsioni della caviglia, esiti di interventi chirurgici ecc.). È importante sottolineare che questa tecnica rieducativi fonda il suo meccanismo d’azione su un circuito neurologico di regolazione del tono muscolare detto "circuito gamma", che è un sistema binario che accoppia un baro-recettore intramuscolare sensibile all’estensione ad un baro-recettore posto sull’inserzione osteo-tendinea dello stesso muscolo che impedisce ogni rischio di disinserzione annullando la contrattura. Tutte le manovre violente di spinta manipolativa che caratterizzano molte scuole di manipolazione sono escluse da questa fine tecnica rieducativa perché ritenute traumatiche e antifisiologiche. </li>
</ul>
<blockquote dir="ltr" style="MARGIN-RIGHT: 0px">
<p><strong>Trazione Lombare Attiva (TLA)</strong></p>
<p>La trazione lombare attiva o TLA è la diretta discendente della tecnica svedese di "autotrazione", un trattamento meccanico del dolore lombo-sciatico sostenuto da cause "benigne". Fra queste non rientrano le spondilolisi-spondilolistesi sintomatiche (in cui il dolore non è riducibile ad un meccanismo compressivo), né le patologie neoplastiche, infiammatorie "maggiori" come la spondilite anchilosante o l’artrite reumatoide.È indicata per le sindromi radicolari da protrusione o ernia discale, laterale o mediana, contenuta o espulsa, singola o multipla, così come le insidiose sindromi da canale ristretto in cui il dolore lombo-sciatico è associato a forme di “claudicato” che ricordano le forme vascolari. Inoltre possono essere trattati, con successo, pazienti con postumi, esiti o recidive di pregressi interventi chirurgici.Il paziente si posiziona supino sul lettino (foto) che per metà della sua lunghezza è diviso trasversalmente. La metà inferiore del corpo, bacino incluso, è sostenuta dalla parte caudale del tavolo. Questa può essere inclinata lentamente verso il basso o verso l’alto e ruotata verso destra o verso sinistra attraverso un meccanismo elettrico azionato dal terapista, così da posizionare o mobilizzare tridimensionalmente la colonna lombo-sacrale. </p>
</blockquote>
<p><strong>Fisioterapia strumentale</strong></p>
<p><strong>Laser diodico superpulsato</strong>: il suo principio terapeutico si basa sulla biostimolazione ottenuta mediante rilascio in profondità di energia elettromagnetica sotto forma di luce laser. A medie frequenze effetto antiflogistico associato a quello antalgico. Ad alte frequenze effetto antinfiammatorio,antiedemigino e biostimolante.</p>
<p><strong>Laser CO2</strong>: laser a gas,utilizzato a potenza ridotta 10-15W.</p>
<p><strong>Ultrasuoni superpulsati</strong>: sono vibrazioni acustiche non percepibili dall’orecchio umano. Si diffondono sotto forma di onde di compressione-decompressione con movimento ondulatorio delle particelle del mezzo di trasmissione, parallelo alla direzione delle onde propagate.</p>
<p><strong>Elettroterapia</strong>: si utilizza a scopo terapeutico energia elettrica nelle sue varie forme. Essa produce diversi effetti  sull’organismo con varie indicazioni cliniche: elettroterapia di stimolazione, antalgica (Tens), elettroterapia "veicolante" farmaci (Ionoforesi).</p>
<p><strong>Hi Top® (Higt Tone Power):</strong> Terapia ad alte frequenze, consente l’utilizzo di onde sinusoidali a frequenza media. Tale terapia consente di attivare il metabolismo ed esercita un’azione stimolante.</p>
<p><strong>Magnetoterapia</strong>: Campi magnetici ad alta frequenza: effetto antalgico. Campi magnetici a bassa frequenza effetto biostimolante.</p>
<p><strong>SCENAR®</strong>: acronimo di Self-Controlled Energy Neuron Adaptive Regulation (regolatore energo neuro-adattivo auto-controllato). Metodica medica non invasiva che è diretta allo stimolo e attivazione delle risorse auto curative dell'organismo. Lo SCENAR® è stato inventato per un programma militare e spaziale russo circa 20 anni fa. Gli astronauti non potevano assumere farmaci durante le missioni. Fu così che entrò nei programmi strategici la progettazione di uno strumento di cura e di innalzamento delle difese immunitarie.Lo SCENAR® può essere definito un neuroregolatore interattivo, trasmette impulsi elettrici a bassissime frequenze bipolari e bifasiche che si possono programmare in relazione alle patologie da trattare.Utilizzo della terapia Scenar®: dolore, esiti di trauma e traumi sportivi, infiammazioni muscolari, lesioni muscolari, distorsioni capsulo-legamentarie, calcificazioni, artrosi, borsite, tendinite.Lo Scenar® aiuta a risolvere le infiammazioni e soprattutto il dolore molto velocemente.</p>
<p><strong>Metodo McKenzie</strong></p>
<p>Questa tecnica si occupa della riabilitazione dei disturbi di origine meccanica dell'apparato locomotore, usando la distribuzione del dolore come linea guida sia per la diagnosi che per il trattamento.Questa è una delle tecniche d'elezione per il trattamento conservativo delle discopatie (protrusioni e ernie) che possono evolvere in cervicobrachialgie e lombosciatalgie, inoltre possono essere trattati pazienti con postumi e recidive di pregressi interventi chirurgici.Gli obiettivi che si vogliono raggiungere con questa tecnica sono: </p>
<ol>
    <li>trattamento dell'episodio algico in corso; </li>
    <li>prevenzione di episodi futuri; </li>
</ol>
<p>perseguibili attraverso posizioni statiche e movimenti ripetuti specifici che vengono insegnati al paziente per mostrargli come egli stesso può modificare la sintomatologia.Inserendo il concetto di autotrattamento, si cerca di far accettare al paziente la propria responsabilità e di dargli autonomia riducendo la dipendenza dal fisioterapista. </p>
<p><strong>Metodo Kinetic Control</strong></p>
<p>Questa metodica consente di rieducare le disfunzioni meccaniche del movimento conseguenti ad una instabilità funzionale contribuendo così alla riduzione di svariati dolori a carico dell'apparato muscolo scheletrico.Per instabilità funzionale dell'apparato locomotore si intende l'incapacità di questo di controllare la posizione statica e la corretta esecuzione di movimenti funzionali.Gli organi che fondamentalmente regolano la stabilità funzionale sono i muscoli.Questi vengono rieducati mediante l'esecuzione di esercizi sotto stretto controllo del fisioterapista. </p>
<p><strong>Massofisioterapia</strong></p>
<p>Si tratta di manovre manuali eseguite sulla cute e tessuti sottostanti ( muscoli) che esplicano un’azione locale e un’ azione riflessa sul sistema nervoso.</p>
<ul>
    <li><em>Massaggio connettivale</em>:  tecnica neuro-riflessa,  principalmente viscero-cutaneo,  esercitate dalle dita sul tessuto sottocutaneo. Il massaggio si esplica sul reticolo simpatico terminale della cute, inibendo aree riflessogene corrispondenti ad organi profondi interessati da processi patologici. </li>
    <li><em>Massaggio profondo MTP</em>: tecnica di massaggio inventata dal dott. J.M.Cyriax. È indicata in caso di sofferenza di legamenti, muscoli e tendini. La metodica si applica con una mobilizzazione trasversale, effettuata dal terapista con uno o più polpastrelli delle dita, rispetto al decorso anatomico del tendine, del muscolo o del legamento colpito. </li>
    <li><em>Massaggio linfatico</em>: il drenaggio linfatico manuale velocizza lo scorrimento della linfa, migliorando il riassorbimento dell’edema, favorendo l’apertura di collegamenti (anastomosi) linfo-venose funzionalmente chiusi in condizioni normali. Inoltre potenzia le difese immunitarie e migliora, rinnovandolo, il liquido intercellulare o interstiziale consentendo un apporto di linfa a tutti i tessuti. </li>
</ul>]]></description>
<link><![CDATA[http://www.studiomedicobassani.it/index.asp?ItemID=7]]></link>
<guid isPermaLink="true">http://www.studiomedicobassani.it/index.asp?ItemID=7</guid>
<author>Carmine Cosentino, massofisioterapista</author>
<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 0:0:0 +01:00</pubDate>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Neuro-otologia]]></title>
<description><![CDATA[<p align="left">La <strong>neurotologia</strong> è una branca della medicina che a ponte tra otorinolaringoiatria, neurologia e fisiatria <strong>si occupa dello  studio delle vertigini e dei disturbi dell’equilibrio</strong>.</p>
<p align="left">Il sistema che governa l’equilibrio si trova infatti a ponte tra l’orecchio ed il cervello vedendo una parte posta in periferia ovvero all’interno dell’orecchio che è costituita dal recettore per l’equilibrio stesso da cui poi il segnale viene condotto ai centri nervosi per il tramite del nervo dell’equilibrio (VIII nervo cranico  o nervo vestibolare). Questo semplice schema può valere a chiarire le idee sulla complessità del sistema e sulla localizzazione da fuori (periferia) a dentro (cervello):</p>
<p align="center"><img alt="Neurotologia" src="http://www.studiomedicobassani.it/public/sito/site/F2009218TPGXPHS-Neurotologia1.jpg" border="0" /> <img alt="Labirinto e nervo vestibolare" src="http://www.studiomedicobassani.it/public/sito/site/F200921896WKY9B-Neurotologia2.jpg" border="0" /></p>
<p align="left">Nel nostro studio il dr Roberto Bassani si impegna in questo interessante campo di applicazione con le <strong>metodiche più moderne</strong> attualmente disponibili.</p>
<p align="left">La valutazione del paziente vertiginoso o comunque sofferente di turbe dell’equilibrio passa come giusto con una prima valutazione clinica  in cui la già complessa semeiotica neurologica viene ad essere integrata con tutta una serie di prove mirate alla funzione vestibolare. Poi con l’utilizzo di particolari telecamere all’infrarosso ed altro strumentario si cerca di affinare la ricerca svelando segni non altrimenti evidenziabili ad occhio nudo. A situazione dimostrata più complessa e quindi nel caso di sospetti diagnostici di patologie gravi si procede ad accertamenti ulteriori. Nel caso però che il quadro sia già definibile clinicamente si può passare a terapie fisiche o con ausilio  di farmaci. Data la stretta vicinanza e la collaborazione con il fisiatra ed i fisioterapisti  qui come in pochi altri posti l’interdisciplinarietà può essere d’aiuto per il paziente che si può quindi valere di più competenze.</p>
<blockquote dir="ltr" style="MARGIN-RIGHT: 0px">
<p align="left"><strong>Qualche informazione sull’apparato vestibolare<br /></strong>La vestibologia è la scienza che studia le malattie che interessano l’apparato vestibolare. Il <strong>sistema vestibolare</strong> è un apparato sofisticato che rileva informazioni relative alla posizione ed al mantenimento della testa e del corpo nello spazio. Tali informazioni, di cui non siamo coscienti se non in condizione di malattia,  sono fondamentali per il mantenimento della postura e della stazione eretta. L’<strong>apparato vestibolare</strong> è costituito dall’insieme degli organi che in periferia si trovano nell’orecchio interno e che sono deputati all’analisi sia del movimento (recettori per l’accelerazione) che della forza di gravità. Gli organelli che lo compongono sono detti canali semicircolari (percezione dei movimenti della testa nello spazio) ed organi otolitici (interessanti in particolare per la loro funzione unica di percezione della forza di gravità, quindi importanti per il mantenimento della posizione eretta). Nel complesso quindi il recettore periferico serve per il buon mantenimento dell’equilibrio statico e dinamico. Quando si ammala per le cause più varie (infettive, traumatiche ecc) ne derivano una serie di sintomi molto fastidiosi tra cui la vertigine cioè la falsa percezione (un’allucinazione)  di rotazione del modo circostante del tutto simile a quello che si prova fermandosi improvvisamente dopo aver girato rapidamente su se stessi (o su una giostra) e con l’aggravante di intensa nausea e vomito! Di seguito un’immagine della struttura dei canali semicircolari e degli organi otolitici. I primi in numero di 3 hanno forma di anelli diversamente orientati nei vari piani dello spazio mentre gli organi otolitici (utriculo e sacculo) sono in pratica due sacchetti che si trovano al di sotto ed in contatto con i canali semicircolari.</p>
<p align="left"><img alt="Vestibologia" src="http://www.studiomedicobassani.it/public/sito/site/F200922351S91T5-vestibologia1.jpg" border="0" /></p>
<p align="left">La massa di informazioni che vengono rilevate dall’apparato posto in periferia deve però essere condotta a livello centrale ovvero ad <strong>una centralina dove i segnali vengono interpretati</strong> correttamente <strong>e dove si elaborano le risposte motorie</strong> volte al mantenimento della postura. Il cavo elettrico deputato alla trasmissione di questi impulsi è il nervo vestibolare. Il nervo vestibolare è connesso con il cervello e conduce i segnali fino ai nuclei vestibolari ed al cervelletto che come noto serve alla coordinazione ed al mantenimento dell’equilibrio. Riassumendo quindi il nostro apparato ha una parte periferica, un nervo ed una parte centrale. E' quindi un circuito il cui buon funzionamento ci consente di spostarci muovendoci anche rapidamente senza perdere l’equilibrio.</p>
</blockquote>
<p dir="ltr" align="left"><strong>Le malattie che causano vertigine</strong><br />Le <strong>malattie dell’apparato vestibolare</strong> che più frequentemente incontriamo nella pratica medica quotidiana che determinano l’insorgenza della vertigine sono la neurite vestibolare, la malattia di <em>Menière </em>ma ancora più frequentemente la vertigine parossistica. </p>
<ul dir="ltr">
    <li>
    <div align="left">La <strong>neurite vestibolare</strong> è caratterizzata da un’intensa vertigine che dura circa 1 settimana. Nei primi giorni risulta impossibile per il paziente assumere la stazione eretta ed è pertanto costretto a letto disturbato sia dalla presenza di vertigine rotatoria che da intensa nausea e vomito. La causa sembra essere virale e la diagnosi deve essere fatta sia con una buona valutazione clinica già  di molto informativa che da un esame (l’esame vestibolare) che comprovi e quantifichi il danno determinato dal virus al nervo vestibolare. La terapia è sia medica che riabilitativa. In particolare quest’ultima deve essere posta in essere appena possibile per consentire di minimizzare i danni a carico dell’equilibrio. </div>
    </li>
    <li>
    <div align="left">La <strong>malattia di <em>Menière</em></strong> è  una vertigine recidivante determinata dal rigonfiamento degli organi periferici dei quali il liquido normalmente presente e chiamato endolinfa si trova ciclicamente a subire incrementi pressori che determinano a lungo andare un danno permanete delle strutture. Anche per la Menière è indicato oltre ad un esame clinico tutta una serie di esami laboratoristici volti a determinare l’entità del problema. </div>
    </li>
    <li>
    <div align="left">La <strong>vertigine parossistica</strong> è la terza entità ma la più frequente. Si tratta di vertigini che ricorrono episodicamente ma che in talune occasioni possono durare molto al lungo e minare l’equilibrio in particolare se di persone anziane. La vertigine in questo caso si manifesta tipicamente durante la notte o alla mattina al risveglio sia girandosi su un fianco che nel tentativo di alzarsi. La causa sembra essere data dallo spostamento di microstrutture cristalline che normalmente si trovano negli organi otolitici e che vengono dislocate fluttuando libere e dando di conseguenza luogo a segnali inadeguati. Contrariamente alle due altre cause di vertigine che abbiamo elencato questa si tratta con manovre e ginnastiche particolari senza che in realtà siano necessari accertamenti altro che clinici (cioè la visita medica).</div>
    </li>
</ul>
<blockquote dir="ltr" style="MARGIN-RIGHT: 0px">
<p align="left"><strong>Il nostro Centro di Vestibologia</strong><br />Il centro di vestibologia che <strong>si trova nel nostro studio</strong> valuta come anche altrove le principali cause di vertigine e disturbo dell’equilibrio e propone come anche altri centri fanno gli esami strumentali principali per chiarire laddove possibile la causa della vertigine e più in genere dei disturbi dell’equilibrio. <br />Utilizziamo un <strong>apparato di videonistagmografia</strong> che ci consente di osservare e giudicare la principale e più visibile uscita dal sistema vestibolare ed indice della sua salute e ciè il nistagmo, rapido ritmico movimento dell’occhio che ci appare  così all’osservazione in video:<br /></p>
</blockquote>
<p align="center">
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</p>
<blockquote dir="ltr" style="MARGIN-RIGHT: 0px">
<p align="left"><strong>La nostra gestione del problema è  però differente da quella di altri centri.<br /></strong>Il nostro punto di vista è neurologico ed il centro è infatti gestito da un neurologo che studia ormai da molti anni le problematiche neuro-otologiche e ciò che è più importante collabora nell’ambito di diversi ospedali pubblici alla diagnosi e terapia delle vertigini neurologiche. Essendo, infatti, le cause più gravi di vertigine quelle che interessano il sistema nervoso centrale sembra importante innanzitutto garantire al paziente la possibilità di escludere  la presenza di patologie cosiddette centrali e riteniamo che per questo nulla sia più importante che l’esperienza pluriennale sul campo di uno specialista del settore. Escluse che siano le malattie più gravi si trattano le patologie dell’orecchio o, nel caso della neurite vestibolare, quelle del nervo. <br />Dobbiamo, tuttavia, anche ricordare che non sempre ed anzi molto frequentemente <strong>il paziente resta con il disturbo e senza possibilità di diagnosi</strong>…<strong>perché?</strong> La ragione  è semplice perché i termini del problema sono in realtà molto complessi. L’equilibrio è una scatola nera che riceve tante informazioni,  vestibolari, uditive, visive, da strutture ancor più periferiche come muscolil, legamenti, articolazioni ecc ecc....  Le elabora e genera una risposta che è la salute dell’equilibrio stesso, la buona postura, la capacitàdi adattamento nelle più differenti situazioni della vita quotidiana come anche nelle situazioni più avverse o nelle sfide più ardue (arrampicarsi su un albero o scalare un  8000 mt,  aggiustare una drizza in testa d’albero mentre la barca è di bolina, affrontare lo skateboard acrobatico ecc). <strong>Come è possibile districarsi in una foresta fitta di possibilità  se si considera un solo punto di vista sia pure nobile, otorino che neurologico?</strong>  L’unica possibile soluzione (e per essere onesti la cosa resta comunque difficile) è di rendere l’osservazione stessa complessa e di moltiplicare i punti di vista che allora devono comprendere il fisiatra  o meglio la medicina ortopedica (non l’ortopedia che è cosa differente!) che studia i meccanismi più intimi della funzione articolare soprattutto della colonna vertebrale utilizzando poi <strong>terapie complementari</strong> come la <strong>proloterapia</strong>, la <strong>neralterapia</strong> per premere i tasti delle regolazioni più fini. Ma anche metodi di indagine più sofisticati come prevede l’approccio posturale con stabilometrie d’avanguardia statico dinamiche. </p>
<p align="left">Per finire speriamo di aver dato un’idea anche se inevitabilmente sommaria su quello che dovrebbe essere a nostro parere un giusto approccio ad un problema frequente che spesso è risovibile talora migliorabile ma che sempre merita uno studio ed un approfondimento.<br /></p>
</blockquote>]]></description>
<link><![CDATA[http://www.studiomedicobassani.it/index.asp?ItemID=6]]></link>
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<author>Roberto Bassani, specialista in neurologia</author>
<pubDate>Thu, 26 Feb 2009 0:0:0 +01:00</pubDate>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Medicina estetica biologica]]></title>
<description><![CDATA[<p><strong>L'INTRADERMOTERAPIA DISTRETTUALE OMOTOSSICOLOGICA</strong><br />(precedentemente detta Omeo-mesoterapia) </p>
<p>Metodica che consiste nell'iniettare al paziente in particolari zone del corpo piccole quantità di farmaci omeopatici e omotossicologici. In questo modo è possibile combinare la stimolazione di punti specifici tipica dell'agopuntura e l'azione terapeutica dei farmaci, con potenziamento reciproco delle due metodiche per la terapia di particolari inestetismi quali:</p>
<ul>
    <li>CELLULITE </li>
    <li>AIDPOSITA' LOCALIZZATE </li>
    <li>ACNE </li>
    <li>INSUFFICIENZA VENO-LINFATICA </li>
    <li>CADUTA DEI CAPELLI </li>
</ul>
<p><strong>ELETTROLIPOLISI E MESOTERAPIA</strong><br />Elettrolipolisi e prodotti omeopatici per la cura di</p>
<ul>
    <li>ADIPOSITA' LOCALIZZATE E DOPPIO MENTO </li>
</ul>
<p><strong>GAS MEDICALI</strong> </p>
<p><strong>PROTOCOLLI ANTI-AGE LOCALI E GENERALI CON BIORIVITALIZZAZIONE DEL VISO, DEL COLLO, DEL DECOLTE' E DELLE MANI</strong></p>
<ul>
    <li>BIOSTIMOLAZIONE: per il ringiovanimento tramite prodotti omeopatici e vitaminici </li>
    <li>PEELING: Acido glicolico </li>
    <li>FILLERS: Collagene ed Acido ialuronico </li>
</ul>]]></description>
<link><![CDATA[http://www.studiomedicobassani.it/index.asp?ItemID=5]]></link>
<guid isPermaLink="true">http://www.studiomedicobassani.it/index.asp?ItemID=5</guid>
<author>Rosalba Ranieri, specialista in idrologia medica e dietologia</author>
<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 0:0:0 +01:00</pubDate>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Fisiatria]]></title>
<description><![CDATA[<p>Il fisiatra si occupa della diagnosi e del trattamento delle patologie dei tessuti molli (articolazioni, fasce, tendini, legamenti). Le terapie utilizzate sono:</p>
<p>1) <strong>Medicina manipolativa</strong>. La medicina manipolativa, branca della Medicina Ortopedica che consta di una serie di manovre precise e ben codificate volte alla risoluzione di svariate patologie dolorose a carico della colonna e delle articolazioni periferiche: vertigini, emicrania, cervicalgia, dorsalgia, lombalgia, lombo-sciatalgia, dolori alle spalle, gomiti, anche, ginocchia, piedi etc.</p>
<p align="center"> <embed height="250" type="application/x-shockwave-flash" width="500" src="/public/sito/site/F2009219IFTEDRC-Animazione2.swf"></embed> </p>
<p>2) <strong>Terapia auricolare riflessa</strong>. Agisce mediante l’infissione di aghi in differenti distretti dell'orecchio su vari tipi di patologie. Trova indicazione elettiva nel trattamento di molti disturbi funzionali dolorosi della colonna e delle articolazioni periferiche, nei disturbi viscerali minori, nelle forme ansiose e nelle cefalee.</p>
<p>3) <strong>Infiltrazioni</strong> </p>
<p align="center"><img border="0" alt="Infiltrazione" src="/public/sito/site/F2009212N1BFJ88-infiltrazione2.jpg" /></p>
<p>a) <strong>Mesoterapia</strong>. E’ una tecnica infiltrativa basata sull’introduzione di prodotti specifici nella zona del derma corrispondente all’organo o struttura in sofferenza. In fisiatria è indicata in tutte le forme dolorose della colonna e delle articolazioni periferiche.</p>
<p>b) <strong>Proloterapia</strong>. Il termine proloterapia fu per primo utilizzato da George Hackett nel 1950 che la definì “la riabilitazione di una struttura incompetente tramite la generazione di un nuovo tessuto cellulare”. Il prefisso prolo sta per proliferare. La proloterapia è una  metodica infiltrativa dei tendini e dei legamenti danneggiati  a seguito di eventi  degenerativi o traumatici che ha lo scopo di creare una guarigione di queste strutture offese. Le basi teoriche su cui si sviluppa la proloterapia  si basano sul fatto che il dolore muscolo-scheletrico cronico consegue ad un inadeguato processo riparativo del tessuto fibroso  che si giustifica con una scarsa vascolarizzazione delle strutture legamentose e tendinee.Uno stiramento di un legamento o la distrazione di un tendine divengono  causa di dolore cronico quando la guarigione  non comporta una sufficiente forza contrattile o tensiva.  Una siffatta situazione definita “insufficienza del tessuto connettivo”è caratterizzata da una struttura troppo debole  che sotto carico  invia afferenze nocicettive inizialmente saltuarie, poi continue, che   determinano una situazione di dolore cronico. La  proloterapia si avvale di farmaci in soluzione che vengono infiltrati nella zona di inserzione osteo-legamentaria e che, provocando in una prima fase  una reazione infiammatoria localizzata,    stimolano successivamente la riparazione e la tensione dei tessuti danneggiati (tendini o legamenti).</p>
<p>                                                                  <a href="http://www.regenerative-injection-therapy.net/" target="_blank">www.regenerative-injection-therapy.net/</a></p>
<p>c) <strong>Ossigeno-ozono per via infiltrativa, auto-emo-terapica</strong>. L’ossigeno-ozonoterapia in fisiatria trova una sua importante funzione nel trattamento delle patologie disfunzionali dolorose dello scheletro.Una sua particolare utilità la si ritrova nel trattamento delle ernie discali dove il suo impiego può essere sia per via diretta che indiretta.Molti sono i meccanismi d’azione che sono stati ipotizzati per giustificare i buoni risultati che si ottengono con l’ozonoterapia.Nel caso delle ernie discali i possibili meccanismi d’azione dell’ozono possono riassumersi in:1. rottura dei doppi legamidi zolfo 2. riduzione dell’edema e della sofferenza ischemica radicolare 3. rivascolarizzazione peridiscale 4. reazione autoimmune 5. meccanismo neuroriflesso L’ozono eserciterebbe inoltre un’ inibizione del sistema nocicettivo tramite la stimolazione di pressochemiorecettori e fusi neuromuscolari situati nel muscolo.Inoltre a causa dello stimolo nocicettivo portato sulla cute dall’ozono si otterrebbe una riduzione del dolore attraverso il meccanismo del DNIC( diffused noxious inhibitory control).Questo meccanismo assimilerebbe l’ozonoterapia ad un’agopuntura chimica(Bacci). </p>
<p>d) <strong>Neuralterapia</strong>.La neuralterapia è una tecnica neuro-riflessa che agisce ripolarizzando e stabilizzando i campi di disturbo e ripristinando il normale potenziale di membrana.La neuralterapia si prefigge lo scopo di localizzare ed annullare dei campi di disturbo presenti nel soma.I campi di disturbo più comuni sono:· cicatrici da ferita da taglio · cicatrici chirurgiche · focolai cronici · tessuti traumatizzati Le cicatrici patogenetiche sono in genere facilmente localizzabili per il loro aspetto, in genere di tipo cheloideo e specialmente per il colore: pallide o rosso-violaceo.La loro neutralizzazione si fa classicamente con l’infiltrazione di procaina.</p>
<p>e) <strong>Bio-terapie</strong>. Con questo termine si comprendono tutti i farmaci di origine vegetale, animale o minerale che a diluizioni differenti e con meccanismo d’azione differente possono portare il soggetto alla risoluzione di svariati problemi.</p>
<p>f) <strong>Epidurale</strong><br />L’epidurale è una metodica infiltrativa che ha lo scopo di immettere nello spazio epidurale un anestetico locale con o senza l’aggiunta di un cortisonico.La funzione dell’epidurale è sia antinfiammatoria che neuroriflessa.La via di accesso è o sacrale o intervertebrale. </p>
<p align="center"><img border="0" alt="Epidurale" src="/public/sito/site/F2009212GCMCGAA-epidurale2.jpg" /></p>
<p>4) <strong>Studio e correzione della postura</strong>. </p>
<p> </p>
<p>Il <strong>dolore</strong> scheletrico cronico benigno è una situazione patologica sia di origine traumatica che di origine degenerativa caratterizzata da un quadro disfunzionale artro-tendino-ligamentoso che spesso tende ad automantenersi. La questione che si pone è perché in taluni soggetti la rachialgia dolorosa si manifesti in modo violento, duri qualche giorno o al massimo qualche settimana e poi si risolva e perché in altri individui la rachialgia una volta instaurata, seppure con intensità variabile, tenda ad automantenersi. Forse la chiave di lettura va ricercata nella presenza di un’alterazione posturale che determinando delle sollecitazioni meccaniche anomale sullo scheletro in trazione, compressione, rotazione, torsione, sbadigliamento determina delle situazioni di squilibrio e instabilità articolare che comporta una tendenza all’instaurarsi di quadri patologici dolorosi. Se il soggetto è portatore di uno <strong>squilibrio posturale</strong> a genesi plurifattoriale( piede, occhio, masticazione, cicatrici, ansia, intolleranza alimentare etc.), tende ad assumere progressivamente delle posture anti-fisiologiche che comportano uno stato contratturale sempre crescente sia della muscolatura tonica che successivamente di quella fasica. Questa situazione di squilibrio posturale continuo si ripercuote anche sull’apparato osteo-articolare ed in particolare sulle strutture capsulo-ligamentose di sostegno che andranno lentamente incontro a sclerosi per l’alterazione microcircolatoria che ne consegue dando luogo a degenerazione fibrosa, che può comportare anche quadri di lassità con conseguenti situazioni di instabilità articolare. Le strutture tendino-legamentose rivestono una funzione di grande importanza nell’economia dello scheletro, esercitando oltre che una funzione di sostegno e di stabilizzazione articolare, anche un’azione di tipo estero-propriocettivo per la loro importante innervazione sensitiva-ortosimpatica. Se dunque queste strutture vengono lesionate a seguito di un qualsivoglia evento traumatico in un soggetto con un’alterazione dell’ortostatismo da sregolazione pluri-recettoriale, potranno innescarsi reazioni a catena che porteranno ad un indebolimento strutturale prima e ad un quadro algico poi.In questa anormale situazione di terreno dunque una qualsivoglia noxa patogena,che in un individuo ben posturato potrebbe risultare di limitata portata, in un individuo in squilibrio posturale può comportare l’insorgenza e la persistenza di quadri algici-contratturali definiti impropriamente "fibromialgici". </p>
<p><strong>Diagnosi</strong><br />In presenza di un’algia scheletrica cronica si deve eseguire una minuziosa anamnesi che indaghi il tipo di dolore, la sua durata, la sede e l’orario di insorgenza, se mattutino, pomeridiano, vespertino o notturno.Il dolore secondo il concetto Bourdiol può venire classificato in: meccanico, legamentario, infiammatorio. Dolore meccanico: ha la caratteristica di aggravarsi col movimento. Dolore legamentario: ha in genere la caratteristica di aggravarsi col riposo e migliorare col movimento (dolore d’anchilosi). Dolore infiammatorio: si aggrava nella seconda metà della notte costringendo il soggetto ad alzarsi senza però che questo apporti una quasi immediata remissione del dolore come avviene in una sindrome legamentaria. Per un corretto inquadramento diagnostico, il medico deve chiedere al soggetto di spogliarsi e dopo averlo fatto salire sul podobaroscopio deve valutare l’appoggio del piede e la posizione del rachide secondo i piani sagittale, frontale e orizzontale.Secondo l’insegnamento del dott.Bricot la valutazione mediante filo a piombo delle frecce può dare importanti informazioni sulle diverse posture patologiche e le correlazioni esitenti tra piede e rachide, tra classe dentale e rachide, etc. La valutazione del cingolo scapolare e del piano bis-iliaco può evidenziare uno squilibrio posturale da correlare con un’alterazione dell’occhio, del piede o di entrambi stabilometrica. L’<strong>esame della postura</strong> continua successivamente con la valutazione dell’articolazione temporo mandibolare, delle classi dentarie, della deglutizione, delle cicatrici patogenetiche e di eventuali microgalvanismi secondo i dettami classici della rieducazione posturale globale sec. Bricot.Molto importante nello studio del sistema tecnico posturale l'integrazione con l'esame stabilometrico per la valutazione delle strategie del soggetto in statica e dinamica.Successivamente il medico dopo un controllo neurologio classico procede ad un esame palpatorio della colonna per localizzare delle disfunzioni vertebrali segmentarie con il soggetto disposto prono con un cuscino sotto lo stomaco, il medico esegue una pressione sugli spazi interspinosi, sulle spinali nelle faccette articolari per localizzare una zona dolente. Segue la tecnica del "palper rouler" per la localizzazione delle zone dermalgiche, specchio di una sofferenza della branca posteriore o di un problema viscerale.Alla fine di questa fase abbiamo a disposizione un quadro generale che considera l’origine plurifattoriale della patologia in atto con la sua componente posturale, meccanica, neurologica, ortopedica. </p>
<p><strong>Trattamento</strong><br />Il trattamento nel caso di un quadro algico del rachide o delle articolazioni periferiche deve essere caratterizzato da:a) correzione della postura b) trattamento manipolativo miotensivo c) rieducazione propriocettiva dei muscoli tonici ( daedalus e semelles) d) recupero capsulo-tendino-legamentoso mediante proloterapia e) ozonoterapia f) epidurale g) mesoterapia biologica h) neuralterapia i) neuroriflessoterapia j) bioterapia </p>
<p><strong>Correzione della postura</strong><br />Consiste nella valutazione e nella correzione dei recettori disfunzionanti avvalendosi per il piede di solette estero-propriocttive, per l’occhio della correzione di piccoli disturbi rifrattivi non compensati come l’astigmatismo o nella correzione di disturbi di convergenza mediante esercizi ortottici abbinati all’uso di magneti e colliri, per le cicatrici con la loro neutralizzazione mediante infiltrazione di procaina, per i problemi occlusali mediante l’uso di bite, per i microgalvanismi eliminando le correnti endorali dovute a polimetallismi etc. </p>
Il fisiatra si avvale della collaborazione di fisioterapisti che praticano le seguenti terapie:
<p> </p>
<ul>
    <li>Lettino di Lind Natchev (autotrazione), terapia utilizzata nel trattamento delle patologie discali del rachide lombo-sacrale </li>
    <li>Trazione cervicale: indicata per il trattamento delle cervico-brachialgie di origine discale. </li>
    <li>Chinesiterapia: comprende molteplici tecniche finalizzate al recupero del movimento attivo e passivo per portare alla normalità funzioni alterate </li>
    <li>Massoterapia clinica: per le algie muscolo-scheletriche </li>
    <li>Massoterapie speciali: riflessogena, zonale riflessa dell’orecchio, massaggio trasverso profondo di Cyriax, linfodrenaggio <br /></li>
</ul>]]></description>
<link><![CDATA[http://www.studiomedicobassani.it/index.asp?ItemID=4]]></link>
<guid isPermaLink="true">http://www.studiomedicobassani.it/index.asp?ItemID=4</guid>
<author>Luciano Bassani, specialista in fisiatria</author>
<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 0:0:0 +01:00</pubDate>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Auricoloterapia]]></title>
<description><![CDATA[<p><strong>Introduzione</strong><br />Nel disegno del pittore fiammingo Jerome Bosch, vissuto nel XV secolo e dal suo trittico "il giardino delle delizie" si possono notare degli strani parallelismi con l’<strong>auricoloterapia</strong>. Due orecchie sono infatti accostate per la loro parte interna e da questa unione esce la lama di un coltello. In uno dei due orecchi un diavolo pianta un lungo ago con due poli, la testa e la punta.I due poli dell’ago indicano due punti. Uno che porta il suo nome e l’altro il suo cognome. Entrambi hanno un’azione di riequilibrio sulla libido. In particolare il punto di Bosch va punto in individui con scarsa libido, mentre il punto di Jerome posto alla congiunzione tra branca discendente dell’elice e lobo, a livello della forchetta, ha un’azione sedativa sul desiderio sessuale.</p>
<p align="center"><img alt="Jerome Bosch, il giardino delle delizie" src="/public/sito/site/F2009218HDND6BB-GiardinoDelizie.jpg" border="0" /><br /><font color="#808080">Jerome Bosch, "il giardino delle delizie"</font> </p>
<p>Già nella storia dell’uomo si ritrovano tracce di una rudimentale auricoloterapia. Gli egiziani sembra che calmassero certi dolori stimolando determinate zone dell’orecchio.Ippocrate ci rivela di alcune guarigioni dall’impotenza ottenute segnando certi punti dell’orecchio. Anche Avicenna parla di trattamenti auricolari per la cura delle cefalee. Nel 1637 Zacutus Luisitanus, medico portoghese, descrive delle cauterizzazioni auricolari nel trattamento della nevralgia sciatica. Valsalva nel 1717 parla di bruciature dell’orecchio per la cura del mal di denti.Nel 1810, un medico di nome di Ignaz Colla parla dell’osservazione di un uomo che punto da un ape a livello dell’antelice non aveva più potuto camminare per un certo tempo.Nel 1850 il Dottor. Lucciani di Bastia ci parla della cauterizzazione dell’orecchio come cura radicale delle sciatalgie.Verso la metà del 900 il dott. Nogier focalizzò l’attenzione su pazienti trattati per sciatalgia mediante cauterizzazioni auricolari. Ebbe allora la geniale intuizione che quel punto altro non fosse che un elemento di una cartografia più vasta che rappresentava tutto il soma. Da lì la nascita dell’auricoloterapia. </p>
<p><strong>La terapia</strong><br />Già dall’antichità il padiglione auricolare è stato conosciuto come sede di terapia riflessa e certi punti erano cauterizzati per guarire certi disturbi. Questo procedimento, un po’ elementare, ebbe nello scorso secolo una certa fama anche negli ambienti medici ufficiali, ma fu poi abbandonato a causa del suo empirismo. L’<strong>auricoloterapia</strong>, nata ormai da più di quarant’anni, si appoggia su di una sperimentazione scientifica seria e su metodi di indagine precisi. Il padiglione appare con una sua somatotopia più precisa. Ogni regione del corpo sembra avere una sua corrispondenza a livello del padiglione ed un disturbo periferico modifica il punto del padiglione che gli corrisponde. Inversamente l’eccitazione di questo punto può agire sul disturbo che l’ha prodotto. Si è così costituito un po’ alla volta tutto un sistema per detettare i punti alterati del padiglione e anche per trattarli. Lo studio anatomico dell’orecchio si fa con un "palpeur" a pressione che permette di scoprire i dettagli delle strutture del padiglione ma anche con una staffa che permette di trovare le infossature cartilaginee. Poiché i punti auricolari, quando sono attivi, presentano una caduta di resistenza elettrica, la ricerca del punto patologico può essere fatta anche con un cerca punti elettrico.Il campo d’azione dell’auricoloterapia è molto vasto interessando per esempio tutte le patologie funzionali della colonna e degli arti, i problemi viscerali funzionali (gastrite, colite, cistite etc), le distonie neuro-vegetative etc. L’auricoloterapia fonda il suo meccanismo d’azione sulla stimolazione di punti patologici che può essere fatta in vario modo: aghi, laser, elettricità, magneti, cauterizzazione. Non presenta controindicazioni. </p>
<p align="center"><img alt="Trattamento auricolare neuro riflesso" src="/public/sito/site/F200922HECD2QB-auricolare01.jpg" border="0" /></p>
<p align="center">(<em>Da Nogier)</em></p>]]></description>
<link><![CDATA[http://www.studiomedicobassani.it/index.asp?ItemID=3]]></link>
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<author>Luciano Bassani, specialista in fisiatria</author>
<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 0:0:0 +01:00</pubDate>
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<title><![CDATA[Algologia]]></title>
<description><![CDATA[<p>L'<strong>algologia</strong> è un ramo della moderna medicina, che si occupa del dolore, come sintomo o come vera "malattia dolorosa". </p>
<p>Ha assunto dignità, di vera disciplina negli ultimi anni, quando si è capito che il dolore stesso può diventare malattia al punto da ritardare od ostacolare la guarigione. Fortunatamente negli ultimi dieci anni c'è stata una vera rivoluzione tecnologica e scientifica che ci ha fornito strumenti e farmaci sempre più sofisticati ed efficaci. La farmacopea si è ampliata con l'arrivo di analgesici antinfiammatori e analgesici puri (oppiacei e non oppiacei) dotati di alto grado di selettività verso le strutture responsabili di infiammazione e sviluppo del dolore (recettori). </p>
<p>Altro notevole aiuto nel controllo del dolore è stato lo sviluppo di tecniche infiltrative che consentono di portare il farmaco direttamente nelle sedi dove "nasce" il dolore, con dosi minime, ma con una efficacia straordinaria. Abbiamo oggi infine supporti di diagnosi e monitoraggio estremamente sofisticati: dalla radiologia all’ ecografia, all’ elettrostimolazione ecc. Con essi possiamo individuare attraverso la cute, con precisione millimetrica, le strutture che ci interessa infiltrare ed operare su esse con grande sicurezza. L'algologia è oggi una realtà scientifica che spesso consente, anche indipendentemente dalla malattia di base, di recuperare una qualità di vita adatta alle esigenze del paziente.</p>]]></description>
<link><![CDATA[http://www.studiomedicobassani.it/index.asp?ItemID=1]]></link>
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<author>Luciano Bassani, specialista in fisiatria</author>
<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 0:0:0 +01:00</pubDate>
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