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OCCHIO E SQUILIBRIO POSTURALE

Due sono gli elementi che vengono valutati durante la misurazione della vista: emmetropia e ortoforia.

Emmetropia è la condizione in cui un occhio riesce a vedere nitido un oggetto a 6 metri di distanza e distingue le lettere di 10/10 dove l’unità di misura sono i decimi e la scala va da uno a dieci.

Se il soggetto vede meno di 10/10 si dice che è ametropico cioè ha degli errori refrattivi che includono ipermetropia, miopia e astigmatismo.

L’ortoforia è il perfetto equilibrio binoculare e muscolare con gli occhi che rimangono paralleli durante i tests.

In caso questo non si verifichi si parla di eteroforia che si suddivide a sua volta in exoforia e esoforia.

Per exoforia si intende la tendenza degli occhi a deviare verso l’esterno, cioè divergere, mentre per esoforia si intende la tendenza degli occhi a deviare verso l’interno, cioè a convergere.

L’occhio è costituito da strutture fotosensibili che trasformano il segnale luminoso trasportato dai fotoni in segnale elettrico che il cervello analizza e codifica.

Il segnale passa attraverso il nervo ottico e risalendo in parte va al corpo genicolato laterale, zona del talamo, mentre un ‘altro si porta alla corteccia visiva V1 dove le informazioni dei due occhi convergono con la possibilità di effetti binoculari.

L’informazione è trattata poi nelle aree secondarie specializzate: secondo le loro forme in V2, secondo i loro colori in V4, secondo i loro movimenti in V5 etc.

L’acuità visiva aumenta progressivamente passando da 4/10 verso i 12 mesi a 10/10 verso i 4 anni.

Nell’occhio esistono delle strutture nervose sensitive e delle fibre propriocettive che originano dai muscoli oculo-motori e che fanno si che la propriocezione sia un’importante funzione dell’occhio che lo localizza nell’orbita.

La propriocezione stimola l’inseguimento di un oggetto e le saccadi oculari che ne anticipano l’arrivo.

L’alterata propriocezione è responsabile di differenti disturbi visivi e comportamentali .

L e informazioni propriocettive arrivando al cervello permettono di attivare un coordinamento occhio testa.

Da questo consegue il rapporto tra occhio, testa, spalle e corpo .

Da un buon coordinamento dipende dunque una buona performance sportiva la cui efficacia è subordinata alla precisione dei gesti veloci.

Alla base di un buon equilibrio posturale c’è sempre una propriocezione oculare integra.

Ogni occhio è dotato di un campo visivo che si fonde con quello dell’altro occhio dando luogo alla visione binoculare.

Ci sono tre gradi di visione binoculare : percezione simultanea, fusione e fusione stereoscopica.

Scopo del posturologo è quello di trattare i disturbi oculomotori . Più la convergenza sarà buona più la qualità del rilievo binoculare sarà importante.

Scopo della rieducazione sarà stimolare il processo di compenso aumentando la fusione sia da lontano che da vicino.

In caso di difetti di convergenza, anche di lieve intensità, è importante insegnare al pazienti degli esercizi ortottici.

Il paziente affetto da disturbo della convergenza deve essere sensibilizzato sull’importanza del lavoro a casa.

Il primo elemento rieducativo può essere di carattere farmacologico e questo è costituito da un collirio a base di inosina monofosfato sotto che andrà instillato negli occhi con una frequenza stabilita dal medico posturologo.

Questo collirio agisce sulla muscolatura estrinseca oculare e in misura minore sul muscolo ciliare

(Il muscolo ciliare circonda come un anello il cristallino e con la sua contrazione ne fa variare la curvatura per permettere la messa a fuoco da vicino) e quindi su accomodazione e convergenza.

Questo trattamento abbinato ad una serie di esercizi ortottici favorisce la stereopsia, cioè la la fusione tra le due diverse immagini che, per uno stesso oggetto, si formano nei due occhi.

La visione stereoscopica permette di generare la visione tridimensionale.

Utile per la rieducazione della visione stereoscopica sono gli stereogrammi.

Importanti sono poi gli esercizi con la penna o con un portachiavi luminoso.

1) Con una penna inclinata a 45° il paziente deve fissare la punta che viene progressivamente fatta avvicinare fino alla radice del naso. Quando il soggetto vede sdoppiarsi l’immagine deve arretrare la punta e ricominciare.

2) Con la punta della penna a 1 cm dalla radice del naso si chiede al paziente di fissare l’infinito e al “Toc” dell’operatore deve fissare la punta( esercizio lontano vicino).

3) Si disegnano con la penna dei cerchi concentrici sempre più piccoli man mano che ci si avvicina al centro degli occhi, poi ci si allontana con cerchi sempre più grandi.

L’esercizio si può alternare col senso orario e il senso anti-orario.

4) Si disegna con la penna un simbolo dell’infinito

5) Un semplice esercizio è quello di guardarsi nello specchio mantenendo lo sguardo fisso sugli occhi e alternare dei lenti movimenti di si e di no.

6) Leggere delle frasi ad alta voce su di un libro e lentamente farlo girare per 30 secondi in senso orario e anti-orario.Lo stesso esercizio si può fare con un occhio alternativamente bendato.

7) La placchetta di Berne è un cartoncino a forma di freccia con disegnati alternativamente dei pallini rossi e blu.

L’esercizio consiste, mantenendo fisso lo sguardo sul pallino più lontano, nel cercare di avvicinarsi verso la radice del naso passando ogni 10 secondi ai pallini più vicini.

Si deve porre la massima attenzione a vedere con entrambi gli occhi in modo che la linea nera virtuale formi un immagine “virtuale” di cammino che si restringe e si incroci esattamente nella pallina che si vede per poi riallargarsi. Quando la visione si sdoppia ci si arresta e si ricomincia.

L’esercizio può essere ripetuto in verticale e con la placchetta posizionata sulle sopraciglia

Queste ipoconvergenze , a volte anche di piccola entità, vanno valutate con attenzione e corrette perché spesso sono causa di “ cefalee oftalmiche, cervicalgie, instabilità, nausee e vomiti, dislessie, disortografie” etc

Inoltre la presenza di ipoconvergenze può creare problemi in certe attività sportive o in certi lavori di precisione.

ALCUNI CONSIGLI PER L’USO DEL COMPUTER

1) Lo sfondo deve essere un po’ meno luminoso dello schermo ma non buio,

2) Evitare riflessi dello schermo,

3) Battere le palpebre( blink) alla fine di ogni paragrafo letto,

4) Dopo ogni schermata sollevare lo sguardo e fare un respiro profondo,

5) Ogni tanto fermarsi e mettere i palmi delle mani sugli occhi chiusi e osservare l’oscurità o immaginarsi delle scene naturali. L’esercizio deve durare 2-3 minuti.(palming),

6) Ci sono poi esercizi per gli atleti con una corda a distanza maggiore di 4-6 metri per imparare a calcolare le traiettorie di una palla.

Molto importante ricordarsi che l’occhiale deve essere stabile sulla radice del naso e non scivolare in basso e che le lenti devono essere ben centrate.

Una lenta mal centrata comporta una perdita del 40% della performance ottica oltre ad essere responsabile di una laterocolia responsabile di cervicalgie e disturbi correlati.

Testo estratto e modificato partendo dai lavori del Dott.Bernard Bricot e del Dott. Massimo Rossato

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