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Data Laurea 20/09/1979 Milano | Medico Confederazione Svizzera

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Due sono gli elementi che vengono valutati  durante la misurazione della vista: emmetropia  e ortoforia.

Emmetropia è la condizione in cui un occhio  riesce a vedere nitido un oggetto a 6 metri di distanza  e distingue le  lettere  di 10/10 dove l’unità  di misura sono i decimi  e la scala va da uno a dieci.

Se il soggetto vede meno di 10/10 si dice che è  ametropico  cioè ha degli errori refrattivi che includono ipermetropia, miopia e astigmatismo.

L’ortoforia è il perfetto equilibrio  binoculare e muscolare con gli occhi che rimangono paralleli durante i tests.

In caso questo non si verifichi si parla di eteroforia che si suddivide a sua volta in exoforia e esoforia.

Per exoforia si intende la tendenza degli occhi a deviare verso l’esterno, cioè divergere, mentre per esoforia si intende la tendenza degli occhi a deviare verso l’interno, cioè a convergere.

L’occhio  è costituito da strutture fotosensibili che  trasformano il segnale luminoso trasportato dai fotoni in segnale elettrico che il cervello  analizza  e codifica.

Il segnale  passa attraverso il nervo ottico  e risalendo in parte va al corpo genicolato laterale, zona del talamo, mentre un ‘altro  si porta  alla corteccia  visiva V1 dove le informazioni dei due occhi  convergono  con la possibilità di effetti binoculari.

L’informazione è trattata poi  nelle aree secondarie specializzate: secondo le loro  forme in V2, secondo  i  loro colori in V4, secondo i  loro movimenti in V5 etc.

L’acuità visiva  aumenta progressivamente passando da 4/10 verso i 12 mesi a 10/10 verso i 4 anni.

Nell’occhio esistono delle strutture nervose sensitive e delle fibre  propriocettive   che originano dai muscoli oculo-motori  e  che fanno si che la propriocezione sia  un’importante funzione   dell’occhio  che lo localizza nell’orbita.

La propriocezione  stimola l’inseguimento di un oggetto  e le saccadi oculari che ne anticipano l’arrivo.

L’alterata propriocezione è responsabile di differenti disturbi  visivi e comportamentali .

L e informazioni propriocettive  arrivando al cervello permettono di attivare un coordinamento occhio testa.

Da questo consegue il rapporto  tra occhio, testa, spalle  e corpo .

Da un buon coordinamento dipende  dunque una buona performance sportiva  la cui efficacia è subordinata   alla precisione dei gesti veloci.

Alla base di un buon equilibrio posturale c’è sempre una propriocezione oculare integra.

Ogni occhio è dotato di un campo visivo che si fonde con quello dell’altro  occhio dando luogo alla visione binoculare.

Ci sono tre gradi di visione binoculare : percezione simultanea, fusione e fusione stereoscopica.

Scopo del posturologo è quello di trattare  i disturbi oculomotori . Più la  convergenza sarà buona più  la qualità del rilievo binoculare  sarà importante.

Scopo della rieducazione  sarà stimolare il processo di compenso  aumentando  la fusione   sia da lontano che da vicino.

In caso di difetti  di convergenza, anche di lieve intensità, è importante insegnare al pazienti degli esercizi  ortottici.

Il paziente affetto da disturbo della convergenza deve essere sensibilizzato sull’importanza del lavoro a casa.

Il primo elemento rieducativo può essere di carattere farmacologico e questo è costituito da un collirio a base di inosina monofosfato sotto  che andrà instillato negli occhi  con una frequenza stabilita dal medico posturologo.

Questo collirio agisce  sulla muscolatura estrinseca oculare  e in misura minore  sul muscolo ciliare

(Il muscolo ciliare circonda come un anello il cristallino e con la sua contrazione ne fa variare la curvatura per permettere la messa a fuoco da vicino) e quindi su accomodazione e convergenza.

Questo trattamento  abbinato ad una serie di esercizi ortottici favorisce la stereopsia, cioè la  la fusione tra le due diverse immagini che, per uno stesso oggetto, si formano nei due occhi.

La visione stereoscopica permette  di generare la visione tridimensionale.

Utile per  la rieducazione della visione stereoscopica sono  gli stereogrammi.

Importanti sono poi gli esercizi con la penna o con un portachiavi luminoso.

 

1)     Con una penna  inclinata a 45° il paziente deve fissare la punta  che viene progressivamente fatta avvicinare fino alla radice del naso. Quando il soggetto vede sdoppiarsi l’immagine deve arretrare la punta e ricominciare.

2)     Con la punta della penna a 1 cm dalla radice del naso si chiede al paziente di fissare l’infinito  e al “Toc” dell’operatore deve fissare  la punta( esercizio lontano vicino).

3)     Si disegnano con la penna dei cerchi concentrici  sempre più piccoli man mano che ci si avvicina  al centro degli occhi, poi ci si allontana con cerchi sempre più grandi.

L’esercizio si può alternare col senso orario e il senso anti-orario.

4)     Si disegna con la penna un simbolo dell’infinito

5)     Un  semplice esercizio  è quello di guardarsi  nello specchio  mantenendo lo sguardo  fisso sugli occhi e alternare dei lenti movimenti di si e di no.

6)     Leggere delle frasi ad alta voce  su di un libro e lentamente farlo  girare  per 30 secondi in senso orario e anti-orario.Lo stesso esercizio si può fare con un occhio alternativamente  bendato.

7)     La placchetta di Berne è un cartoncino  a forma di freccia con disegnati alternativamente dei pallini  rossi e blu.

L’esercizio consiste, mantenendo fisso lo sguardo sul pallino più lontano,  nel cercare di avvicinarsi  verso la radice del naso passando ogni 10 secondi ai pallini più vicini.

 

 Si deve porre la massima attenzione a vedere  con entrambi gli occhi  in modo che la linea nera virtuale  formi un immagine  “virtuale” di cammino  che si restringe  e si incroci  esattamente nella pallina che si vede per poi riallargarsi. Quando la visione si sdoppia ci si arresta e si ricomincia. 

      L’esercizio può essere ripetuto in verticale e con la placchetta posizionata sulle sopraciglia 

     Queste ipoconvergenze , a volte anche  di piccola entità, vanno valutate con attenzione e corrette perché      spesso sono  causa di “ cefalee oftalmiche, cervicalgie, instabilità,  nausee e vomiti, dislessie, disortografie” etc

Inoltre la presenza di ipoconvergenze può   creare problemi in certe attività sportive  o in certi lavori di precisione.

 

ALCUNI CONSIGLI PER L’USO DEL COMPUTER

1)     Lo sfondo deve essere un po’ meno luminoso dello schermo ma non buio,

2)     Evitare riflessi dello schermo,

3)     Battere le palpebre( blink)  alla fine di ogni paragrafo letto,

4)     Dopo ogni schermata  sollevare lo sguardo e fare un respiro profondo,

5)     Ogni tanto fermarsi  e mettere i palmi delle mani  sugli occhi chiusi  e osservare l’oscurità o immaginarsi delle scene naturali. L’esercizio deve durare 2-3 minuti.(palming),

6)     Ci sono poi esercizi per gli atleti con una corda  a distanza  maggiore di 4-6 metri per imparare a  calcolare le traiettorie di una palla.

Molto importante ricordarsi che l’occhiale deve essere stabile sulla radice del naso e non scivolare in basso e che le lenti devono essere  ben centrate.

Una lenta mal centrata  comporta una perdita del 40% della performance ottica oltre ad essere responsabile di una laterocolia  responsabile di cervicalgie e disturbi correlati.

Testo estratto e modificato partendo dai lavori del  Dott.Bernard Bricot e  del Dott. Massimo Rossato

 

Occhio e Squilibrio Posturale