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Dalla tosse al cervello: i mucolitici possono aiutare contro Alzheimer, Parkinson e Sclerosi Multipla?

8 minuti fa
Tempo di lettura: 2 min

Nata per sciogliere il muco nelle malattie respiratorie, la N-acetilcisteina, potrebbe avere un secondo futuro in neurologia. Da qualche anno questa molecola, nota anche come NAC, è studiata per il suo possibile effetto neuroprotettivo in malattie come Alzheimer, Parkinson, Sclerosi Multipla e altre forme di demenza.
NAC

Una pista interessante, ma che va ancora dimostrata. Il punto forte della NAC è che aumenta la secrezione di glutatione, il principale antiossidante che il nostro corpo produce.Il glutatione è composto da glutammato, cisteina e glicina e serve a proteggere i neuroni dallo stress ossidativo, mantenere i mitocondri efficienti, ridurre la neuroinfiammazione e limitare l’accumulo di proteine tossiche legate alle neurodegenerazioni. Nel morbo di Alzheimer i livelli di glutatione calano già nelle fasi iniziali, prima ancora dei sintomi. In questa fase iniziano tutte quelle alterazioni metaboliche che poi culmineranno nella patologia: accumulo di sostanza beta-amiloide, alterazioni della proteina tau, attivazione della microglia, picco di radicali liberi e calo energetico dei neuroni. Agire sullo stress ossidativo in anticipo potrebbe quindi rallentare il danno.

L’interesse per la NAC è nato anche da un dato epidemiologico: persone con malattie respiratorie che assumevano mucolitici a lungo sembravano avere meno neurodegenerazioni.

Nei modelli animali la NAC ha ridotto le placche amiloidi, attenuato le alterazioni della tau, migliorato memoria e apprendimento e abbassato la neuroinfiammazione. Ma i risultati sugli animali non si traducono automaticamente in risultati nell’uomo. Negli studi clinici sull’uomo, anche se ancora pochi e piccoli, si sono già visti alcuni risultati: lievi miglioramenti in test cognitivi in pazienti con decadimento cognitivo lieve, calo di marcatori di stress ossidativo e possibili benefici su attenzione e funzioni esecutive. La NAC è risultata anche ben tollerata nei trattamenti lunghi.Ad oggi però nessuno studio ha dimostrato in modo definitivo che la NAC rallenti la progressione dell’Alzheimer.Gli scienziati stanno ora indagando l'efficacia di questo farmaco anche in altre patologie neurodegenerative.Nel Parkinson la NAC potrebbe proteggere i neuroni dopaminergici della substantia nigra riducendo lo stress ossidativo andando a intervenire sull'origine stessa della patologia.Nella sclerosi multipla: piccoli studi indicano una possibile riduzione di neuroinfiammazione e fatica.Per quanto riguarda SLA, demenza vascolare e demenza a corpi di Lewy sono in corso valutazioni, soprattutto per limitare l’aggregazione dell’alfa-sinucleina rallentando l'evoluzione delle patologie. Gli esperti sono d’accordo: la prevenzione delle demenze si gioca prima che compaia la perdita di memoria. A quel punto milioni di neuroni sono già andati persi. Per questo la NAC viene studiata dentro un approccio integrato: attività fisica, dieta mediterranea, controllo dei fattori cardiovascolari, correzione di carenze vitaminiche, omega-3, stimolazione cognitiva e, nei casi selezionati, i nuovi farmaci anti-amiloide.La N-acetilcisteina non è approvata come terapia per Alzheimer, Parkinson o altre demenze e non ci sono ancora prove sufficienti per consigliarla a scopo preventivo nelle persone sane. Serviranno trial clinici più ampi e di lunga durata per capire il suo reale valore. Intanto la ricerca lavora a nuove formulazioni con maggiore biodisponibilità e a strategie per aumentare direttamente il glutatione nel cervello, nella speranza di avere un’arma in più contro le malattie neurodegenerative.

 

Luciano Bassani

 
 
 

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