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LA STENOSI DEL CANALE

La stenosi del canale si manifesta a causa dei cambi di volume del disco lombare, delle lamine e delle faccette. La stenosi si manifesta clinicamente quando il diametro del canale è ristretto a un grado tale che può causare compressione sulle radici nervose della cauda equina nel canale rachideo, nel recesso laterale o nei forami. La stenosi può essere congenita o acquisita, segmentale o generalizzata. I sintomi della stenosi tendono a manifestarsi nella quarta o quinta decade e sono dovuti a cambiamenti anatomici importanti ( ipertrofia delle faccette, osteofiti, ingrossamento dei legamenti flavi o combinazione con spondilolistesi degenerativa). Il comune denominatore nella stenosi è la perdita del normale orientamento coronale delle faccette. I meccanismi che sottostanno ai sintomi clinici nella stenosi sono complessi e malcompresi. C’è pressione non solo sul sacco durale e sulle radici nervose ma anche sul vicino supporto ematico. In pazienti con spondilolistesi degenerativa il dolore lombosacrale è la più comune lamentela ed è probabilmente causata da overtstretching delle capsule articolari. Spesso il dolore è episodico o cronico da molti anni. I pazienti spesso riferiscono che i loro sintomi variano in funzione della postura adottata con un miglioramento in flessione e un peggioramento in estensione. Gli studi di Fritz hanno messo in evidenza che in un rachide stenotico le sue dimensioni si riducono nel movimento di estensione del 67% contro una riduzione del 9% nel rachide normale. l sintomo più comune della stenosi lombare è il dolore neurogenico intermittente definito “claudicatio spinalis”. Il dolore si manifesta camminando e si riduce in flessione e col riposo.La “claudicatio” può essere suddivisa in vera , come conseguenza di un problema vascolare, e “pseudo-claudicatio” secondaria ad una compressione meccanica sul contenuto spinale.mNella “claudicatio” neurogena il dolore è bilaterale, mal localizzato e associato a parestesia e disestesia. Nonostante il dolore si aggravi durante il cammino in certi casi non scompare stando in piedi fermi e talora può addirittura aggravarsi. Il dolore è alleviato in posizione seduta o supina. La stenosi del canale rappresenta un evento di frequente riscontro in soggetti artrosici a partire dai cinquant’anni. L’approccio terapeutico alla “pseudo-claudicatio” deve prima di tutto iniziare con un esame della postura mediante la valutazione e la correzione dei recettori periferici che con più probabilità possono influenzare la postura. Gli squilibri funzionali di più frequente riscontro sono da attribuirsi al piede, all’apparato stomatognatico e/o alle cicatrici.Tra i piedi che possono essere coinvolti in un quadro di stenosi del canale troviamo il piede varo che può essere responsabile di un raddrizzamento del rachide lombosacrale, il piede a doppia componente che può essere responsabile di uno squilibrio anteriore del rachide. Tra le forme occlusali coinvolte nella genesi di una stenosi del canale troviamo le classi II dentali che possono determinare un antepulsione del rachide. Talora le cicatrici anteriori, per esempio esiti di interventi sull’addome ,possono comportare un antepulsione del rachide con conseguente comparsa di segni clinici di stenosi del canale. Successivamente al riequilibrio posturale si procede ad un trattamento neuro-auricoloterapico sui punti auricolari rappresentanti le zone disco-radicolari, midollari e dei circuiti del dolore. Molti utile può essere intervenire con trattamenti locali con ossigeno-ozonoterapia, proloterapia e europroloterapia. Il trattamento proloterapico sui legamenti ileo-lombari, che sono importanti stabilizzatori del tratto ileo-lombo-sacrale e sulle faccette articolari, può favorire un decorso benigno della stenosi . Indispensabile abbinare dei trattamenti rieducativi specie con esercizi in flessione. Questi esercizi possono anche essere eseguiti in flessione sul lettino di autotrazione di Lind Natchev. Il paziente deve essere anche istruito da un fisioterapista su esercizi di tonificazione dei muscoli multifidi e del muscolo trasverso dell’addome e su esercizi propiocettivi con daedalus e Bosu. Utile nei casi di stenosi da aderenze postchirurgiche ricorrere all’epidurolisi.In caso di fallimento della terapia conservativa è necessario ricorrere ad una terapia chirurgica decompressiva.






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