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NEURALINK - Un computer collegato al cervello ci può curare

  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min
Per decenni è stata materia di fantascienza. Oggi l’idea di collegare direttamente il cervello umano a un computer sta diventando una procedura medica. È la scommessa di Neuralink, l’azienda fondata da Elon Musk, che sta testando su pazienti umani un’interfaccia cervello-computer(Brain-Computer Interface, o BCI) in grado di tradurre i segnali neurali in comandi digitali.
Neuralink

Il cuore del progetto è un impianto grande quanto una moneta che viene posizionato all’interno del cranio, sotto la cute, e resta quindi completamente invisibile. L’obiettivo dichiarato non è potenziare l’uomo, almeno per ora, ma restituire funzioni perse a causa di malattie o traumi.


A differenza di un normale intervento chirurgico, qui la mano umana non basta. La precisione richiesta è millimetrica e per questo Neuralink ha sviluppato un robot chirurgo dedicato.


Neuralink
Image courtesy of Neuralink

La procedura inizia con una piccola apertura circolare nel cranio. Viene poi rimossa una porzione di osso per raggiungere la corteccia cerebrale, la zona dove si elaborano movimento e pensiero. A questo punto entra in scena il robot.


Il suo compito è il più delicato: inserire nel tessuto cerebrale 64 fili flessibili, sottili come un capello, contenenti in totale oltre 1.000 elettrodi, ogni elettrodo in grado di rilevare l’attività elettrica di singoli neuroni.


La scelta di fili flessibili invece che di elettrodi rigidi serve proprio a ridurre i danni al tessuto. Il robot è inoltre dotato di telecamere e algoritmi di visione che gli permettono di mappare in tempo reale i microscopici vasi sanguigni superficiali. In questo modo evita di perforarli, azzerando di fatto il rischio di emorragie durante l’impianto.


Una volta posizionati i fili, il corpo centrale del dispositivo viene adagiato a filo con il cranio. La cute viene richiusa sopra. Da quel momento l’impianto è autonomo: si ricarica senza fili tramite induzione e comunica con l’esterno via connessione wireless. Niente cavi che escono dalla testa, niente porte visibili.


L’intero intervento dura poche ore ed è pensato per essere eseguito in regime ambulatoriale.


La priorità clinica di Neuralink è chiara: aiutare persone con gravi paralisi, lesioni al midollo spinale o malattie neurodegenerative come la SLA.

Il principio è semplice da spiegare e complesso da realizzare. Il chip “ascolta” i segnali che il cervello invia quando pensiamo di muovere una mano. Li decodifica e li trasforma in un comando per un computer o uno smartphone.


Nei primi studi clinici condotti su pazienti umani i risultati sono arrivati subito. Alcuni partecipanti sono riusciti a muovere un cursore sullo schermo, a scrivere messaggi di testo e persino a giocare a videogiochi usando esclusivamente il pensiero. Nessun joystick, nessun movimento muscolare.


Per chi ha perso l’uso degli arti, si tratta del primo passo verso una nuova autonomia digitale.


Neuralink non si ferma qui. Nei piani dell’azienda la tecnologia potrebbe in futuro essere utilizzata anche per trattare la cecità, bypassando il nervo ottico danneggiato e stimolando direttamente la corteccia visiva. Un altro fronte è quello delle lesioni spinali: l’idea è creare un “ponte” digitale tra cervello e muscoli.


Ma con ogni nuova frontiera medica arrivano anche nuove domande. La più urgente riguarda i dati. Un dispositivo che legge l’attività cerebrale raccoglie informazioni uniche e delicatissime. Chi ne sarà proprietario? Come verranno protetti da accessi non autorizzati?


C’è poi il tema della sicurezza a lungo termine. Gli elettrodi dovranno restare stabili nel cervello per anni, senza causare infiammazioni o rigetto. E infine c’è il confine etico: fino a che punto sarà lecito usare una BCI solo per scopi terapeutici, e quando si inizierà a parlare di potenziamento cognitivo?


Neuralink rappresenta una svolta epocale. Per la prima volta il confine tra mente umana e intelligenza artificiale non è più solo filosofico. È fisico, è un chip grande come una moneta inserito sotto il cranio. E sta già cambiando vite.



Dott. Luciano Bassani

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