PER I TRAPIANTI GUARDIAMO AL MODELLO ISRAELIANO
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In Italia, la donazione di organi da vivente è ancora una parte piccola ma importante del totale: nel 2022 sono state 369, su oltre 1.800 donatori complessivi. Il rene è l’organo donato più spesso da persone vive, perché è possibile vivere in buona salute anche con un solo rene.

Se si considera invece l’intero sistema trapianti – cioè donatori deceduti e viventi insieme – nel 2024 l’Italia ha superato i 30 donatori per milione di abitanti, un risultato significativo. La maggior parte degli organi arriva comunque da persone decedute: più di 1.400 nel solo 2022. Accanto ai trapianti di rene, in Italia sono fondamentali anche altri interventi salvavita, come il trapianto di cuore. È un’operazione molto complessa, che può essere eseguita solo quando il cuore del donatore proviene da una persona in morte encefalica e perfettamente compatibile. Grazie a équipe mediche di grande esperienza e a una rete ben organizzata per il trasporto degli organi, il nostro Paese mantiene da anni un buon numero di trapianti cardiaci, garantendo una possibilità concreta a chi soffre di gravi insufficienze cardiache. Un altro trapianto molto diffuso è quello di cornea, la parte più esterna e trasparente dell’occhio. Non è un intervento che salva la vita, ma restituisce la vista a molte persone che l’hanno persa a causa di malattie o traumi. In questo campo l’Italia è tra le migliori in Europa, grazie alle Banche degli Occhi e alla generosità di tanti donatori che permettono di ridurre le liste d’attesa.
Se guardiamo all’estero, colpisce l’esempio di Israele, che da anni è tra i Paesi con più donazioni di rene da vivente al mondo. Questo dato è tornato alla ribalta grazie a un’iniziativa davvero particolare: tra il 2024 e il 2025, l’organizzazione Matnat Chaim (“Dono della Vita”) ha organizzato a Gerusalemme il più grande raduno di donatori viventi di rene mai tentato.
L’obiettivo? Entrare nel Guinness World Records con un evento che ha riunito tra mille e duemila persone che, negli anni, hanno scelto di donare un rene per aiutare sconosciuti o persone al di fuori della propria famiglia. Il percorso non è stato semplice: inizialmente il Guinness aveva sospeso temporaneamente l’accettazione delle candidature provenienti da Israele, suscitando diverse critiche. Poi, dopo alcune settimane, ha riaperto le candidature, permettendo all’iniziativa di andare avanti. A prescindere dal record, i numeri israeliani restano impressionanti. Gli esperti spiegano questo successo con una combinazione di fattori: una rete molto attiva di volontari e associazioni, ospedali specializzati e un principio etico forte della tradizione ebraica, il pikuach nefesh, che mette la salvaguardia della vita al primo posto.
Non stupisce che il Presidente dello Stato abbia definito l’iniziativa “un record per l’umanità”. Il cosiddetto “modello israeliano” è quindi qualcosa di unico, che mostra come un intero Paese possa organizzarsi per promuovere la donazione di organi in modo altruistico e capillare.
Allo stesso tempo, ricorda a tutti che la vera sfida – in Italia come altrove – è continuare a sensibilizzare la popolazione, perché dietro ogni trapianto ci sono sempre due storie intrecciate: quella di chi dona e quella di chi torna a vivere grazie a quel gesto.
Luciano Bassani

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