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IL DESERTO TRASFORMATO IN UN POLO SCIENTIFICO

  • 13 apr
  • Tempo di lettura: 2 min

BEN- GURION UNIVERSITY OF NEGEV

Nel cuore del deserto del Negev, dove per secoli l’aridità ha rappresentato un limite invalicabile, oggi germogliano alcune delle soluzioni più avanzate per il futuro dell’umanità. È qui che opera la Ben-Gurion University of the Negev, fondata nel 1969 e intitolata a David Ben-Gurion, il padre fondatore di Israele che vedeva proprio nel deserto la chiave per lo sviluppo del Paese.
Ben Gurion University
Image courtesy of Ben Gurion University Website https://www.bgu.ac.il/

A ispirare questa visione è un principio antico della cultura ebraica: il Tikkun Olam, la “riparazione del mondo”. Non un concetto astratto, ma una responsabilità concreta: migliorare la realtà attraverso conoscenza, innovazione e impegno civile. È su questo fondamento che l’università del Negev ha costruito, in poco più di mezzo secolo, un ecosistema scientifico capace di incidere ben oltre i confini israeliani.


I risultati sono tangibili. A Beersheba, città sede dell’ateneo, si è sviluppato uno dei più importanti poli mondiali della cybersecurity. Qui ricerca accademica, industria e difesa dialogano quotidianamente, dando vita a tecnologie cruciali per la sicurezza globale. Non è un caso che i principali colossi internazionali del settore abbiano scelto di insediarsi proprio in questo angolo di deserto, trasformandolo nella capitale mondiale della sicurezza informatica.


Ma la portata dell’innovazione non si ferma al digitale. La scarsità d’acqua, che altrove rappresenta una condanna, nel Negev è diventata una sfida vinta grazie a ricerche pionieristiche su desalinizzazione, irrigazione e gestione sostenibile delle risorse idriche. Tecnologie oggi adottate in molte aree del pianeta colpite dalla siccità.


Lo stesso vale per l’energia: il sole implacabile del deserto si trasforma in opportunità attraverso lo sviluppo di soluzioni avanzate nel campo del solare e dei biocarburanti. Parallelamente, l’agricoltura del deserto ha dimostrato che è possibile coltivare anche in condizioni estreme, rivoluzionando i paradigmi della produzione alimentare.


Accanto a questi settori, la Ben-Gurion University of the Negev è all’avanguardia nelle nanotecnologie, nella biotecnologia e nella genetica, con applicazioni che spaziano dalla medicina all’elettronica. Particolarmente rilevante è la ricerca oncologica, condotta anche in collaborazione con il Soroka Medical Center, uno dei principali ospedali del Paese, dove si sviluppano nuove tecniche diagnostiche e terapeutiche.


Eppure, questa eccellenza non è rimasta immune dalle tragedie della storia recente. Il 7 ottobre 2023, durante l’attacco di Hamas, l’ospedale Soroka ha dovuto affrontare un afflusso massiccio di feriti. L’università stessa ha pianto numerose vittime tra studenti e docenti. E durante la guerra con l’Iran, un missile ha colpito i laboratori dedicati alla ricerca sul cancro, simbolo doloroso di quanto anche la conoscenza possa essere vulnerabile.


Nonostante tutto, la missione non si è fermata.

Con oltre 20.000 studenti – di cui circa 1.000 internazionali provenienti da 70 Paesi – e collaborazioni che spaziano dalla Cina all’India fino all’Africa, l’università continua a essere un ponte tra culture e competenze.

Attraverso iniziative come Prisma Negev, l’ateneo promuove inclusione sociale, sviluppo economico e cooperazione tra comunità diverse, incarnando pienamente l’idea che la ricerca non debba restare confinata nei laboratori, ma tradursi in progresso concreto per la società.


Nel silenzio del deserto, la Ben-Gurion University of the Negev dimostra che anche nei luoghi più inospitali può nascere un futuro migliore. Forse è proprio questa la lezione più profonda del Negev: che la riparazione del mondo comincia dove qualcuno ha il coraggio di immaginarla.



Luciano Bassani

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