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Il Pilates va bene per molti, ma non per tutti

  • 2 ore fa
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Il Pilates nasce all'inizio del XX secolo grazie a Joseph Pilates, un atleta e studioso tedesco che sviluppò un sistema di esercizi originariamente chiamato "Contrologia". Durante la prima guerra mondiale, applicò i suoi principi ai soldati feriti, ideando sistemi di carrucole e molle per permettere loro di muoversi e mantenere il tono muscolarenacquero così i prototipi dei grandi macchinari odierni. 
Pilates

In origine l'obiettivo primario del Pilates era quello di ristabilire l'equilibrio tra corpo e mente e rinforzare i muscoli posturali profondi. Solo successivamente, con la diffusione nel fitness di massa, il metodo è stato codificato, perdendo in parte la sua originaria “sartorialità” clinica. Proprio questa evoluzione verso la standardizzazione alimenta oggi il mito del Pilates come panacea per la colonna vertebrale. Molti specialisti lo consigliano routinariamente, ma un'analisi biomeccanica rivela una realtà ben più complessa. La lombalgia, infatti, non è una condizione monolitica, bensì un sintomo derivante da svariate cause eziopatogenetiche: problemi legamentari, infiammatori, muscolari, o alterazioni a carico delle faccette articolari e dei dischi intervertebrali.

Proprio per tale eterogeneità, l'indicazione alla pratica non può essere generalizzata, ma deve basarsi esclusivamente sul giudizio clinico di uno specialista, capace di valutare il quadro del singolo paziente.

L'idea che il Pilates possa essere prescritto come un rimedio standardizzato è infondata e potenzialmente rischiosa. Non esiste un programma universalmente benefico: ogni movimento dovrebbe essere giustificato e personalizzato. Sebbene gli istruttori esperti sappiano adattare la pratica evitando i fattori scatenanti del dolore, la prescrizione superficiale di questa disciplina come "cura universale" andrebbe sempre evitata.

In particolare, due capisaldi del metodo meritano un'analisi critica: l'imprinting lombare e il Roll-up. Il primo, prevedendo di appiattire la colonna contro il pavimento, forza la curva fisiologica naturale, replicando spesso il meccanismo lesivo di molti infortuni; il sollievo avvertito da alcuni è solitamente effimero e dovuto all'allungamento dei muscoli, tuttavia i sintomi tendono poi a ripresentarsi con maggiore intensità a causa dello stress meccanico accumulato sui dischi durante l'esercizio. 
Il Roll-up, invece, amplifica le criticità delle flessioni spinali classiche creando un potenziale rischio di aggravamento delle patologie discali.

La moderna scienza della colonna sconsiglia tali movimenti, poiché sovraccaricano eccessivamente i dischi. L'obiettivo terapeutico dovrebbe invece focalizzarsi sulla stabilità, riducendo al minimo il movimento della colonna e consentendo alla schiena di stabilizzarsi in sicurezza.Il Pilates, tuttavia, non è demonizzabile in assoluto. Se i singoli esercizi vengono accuratamente selezionati e modificati sulle esigenze dell'individuo, possono offrire reali benefici. La chiave di volta risiede interamente nella personalizzazione e nel parere medico preventivo: nessuno di questi programmi dovrebbe mai essere raccomandato acriticamente come soluzione universale. Un approccio consapevole mette la biomeccanica e la salute della colonna al primo posto, superando i dogmi delle mode del fitness.

Luciano Bassani


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