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Dal Giappone l’enzima che supporta la salute

2 ore fa
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La nattochinasi (NKasi) è un enzima naturale estratto dal natto, un alimento tradizionale giapponese ottenuto dalla fermentazione dei semi di soia ad opera del batterio Bacillus subtilis.
Natto

Scoperta nel 1987, questa proteasi ha attirato negli ultimi decenni un crescente interesse da parte della comunità scientifica per il suo potenziale ruolo nel supporto della salute cardiovascolare. Dal punto di vista biochimico, la nattochinasi appartiene alla famiglia delle serin-proteasi. La sua caratteristica più studiata è la capacità di favorire la fibrinolisi, cioè il processo fisiologico che contribuisce alla degradazione della fibrina, l’impalcatura dei coaguli di sangue. Negli ultimi anni sono stati pubblicati numerosi studi in vitro, su modelli animali e alcuni trial clinici che hanno approfondito le possibili applicazioni della nattochinasi. Le evidenze disponibili suggeriscono un possibile beneficio nel mantenimento della salute cardiovascolare, grazie a effetti fibrinolitici, antitrombotici, ipolipemizzanti e di supporto al controllo della pressione arteriosa. Il meccanismo di controllo sulla pressione sanguigna sembra essere collegato all'azione sul sistema renina-angiotensina, aprendo nuove prospettive di ricerca. Un altro aspetto interessante riguarda l’assorbimento dell’enzima. Poiché la nattochinasi viene facilmente degradata dagli enzimi gastrici, diversi studi di farmacocinetica indicano l’opportunità di utilizzare capsule gastroresistenti, che consentono il rilascio a livello intestinale, dove l’assorbimento sembra essere più efficace. La ricerca continua inoltre a esplorare possibili sinergie nutrizionali.

Uno studio pubblicato nel 2020 ha evidenziato che l’associazione della nattochinasi con acidi grassi insaturi, come acido linoleico, DHA ed EPA, potrebbe potenziarne l’attività fibrinolitica, suggerendo un possibile effetto complementare tra diversi nutrienti coinvolti nella salute cardiovascolare.

Accanto agli studi cardiovascolari stanno emergendo anche nuove linee di ricerca. Nel 2021 alcuni ricercatori giapponesi hanno osservato che l’estratto di natto contiene proteasi capaci di degradare alcune proteine virali in modelli sperimentali. Successivamente, nel 2022, è stato riportato che la nattochinasi è in grado di degradare in vitro la proteina Spike di SARS-CoV-2 in modo dose e tempodipendente, suggerendo un' azione antivirale delle nattochinasi. Si tratta tuttavia di risultati ottenuti esclusivamente in laboratorio, che non dimostrano un’efficacia clinica nell’uomo e non devono essere interpretati come prova di un’attività terapeutica o preventiva contro le infezioni virali. Nel complesso, la nattochinasi rappresenta uno degli ingredienti naturali più promettenti nel panorama della ricerca nutraceutica. Pur essendo supportata da un numero crescente di pubblicazioni scientifiche, sono ancora necessari studi clinici di ampie dimensioni e di elevata qualità metodologica per definirne con precisione efficacia, dosaggi ottimali e profilo di sicurezza nelle diverse popolazioni. Ad oggi, la sua applicazione va quindi considerata come un potenziale supporto nutrizionale, da utilizzare sempre nell’ambito di uno stile di vita sano e, soprattutto nei soggetti in terapia anticoagulante o antiaggregante, sotto controllo del medico.

Luciano Bassani

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