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IL PROGRAMMA IA CHE AFFINA LA CURA DELL'ICTUS

  • 14 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min
L’ictus continua a rappresentare una delle principali emergenze sanitarie: è la seconda causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e, tra chi sopravvive, solo il 12% riesce a tornare completamente alla vita precedente all’evento.
Ictus

In Italia, l'ictus è la terza causa di morte (dopo malattie cardiovascolari e neoplasie) e la principale causa di disabilità, con circa 200.000 nuovi casi ogni anno, di cui l'80% sono primi eventi. Colpisce prevalentemente sopra i 65 anni, ed è in aumento tra i giovani. Il 65-80% sono ictus ischemici, il resto emorragici. Gli esiti dell'ictus variano in base all'area cerebrale colpita, causando spesso disabilità motorie (emiplegia/emiparesi), disturbi del linguaggio (afasia), difficoltà di deglutizione (disfagia), deficit cognitivi, disturbi visivi e cambiamenti emotivi.

Una nuova tecnologia sviluppata in Israele potrebbe però cambiare radicalmente questo scenario. La società Brain Q ha creato un innovativo sistema terapeutico basato sull’intelligenza artificiale capace — secondo i primi dati clinici — di triplicare le probabilità di recupero funzionale completo.

Il dispositivo, insieme al software che lo governa, ha recentemente ottenuto l’approvazione dell’Unione Europea, aprendo la strada alla sua introduzione nel mercato e nei centri di riabilitazione del continente.


Come funziona la nuova tecnologia:

il trattamento si fonda su un principio chiave delle neuroscienze: il cervello apprende e recupera grazie all’attività sincronizzata dei neuroni all’interno delle reti neuronali. Ogni rete ha un proprio schema elettrico, essenziale per riattivare le funzioni compromesse dopo un ictus.

La terapia sviluppata da Brain Q mira a ottimizzare il tasso di apprendimento del cervello, ovvero la capacità delle reti neurali di riorganizzarsi, adattarsi e formare nuovi collegamenti. Per farlo, il sistema espone le aree danneggiate a campi elettromagnetici oscillanti che imitano quelli prodotti da un cervello sano, guidando il processo di riapprendimento.

Le ricerche più recenti indicano che una prolungata esposizione a questi campi oscillanti può modificare l’equilibrio dello stress ossidativo, influenzando l’espressione genica e ristabilendo l’omeostasi cerebrale.


In altre parole, la tecnologia punta a innescare un duplice meccanismo:

• neuroprotezione, per limitare i danni post-ictus,

• neuro-recupero, per accelerare e rafforzare la riorganizzazione delle reti neurali.


Secondo Brain Q, questo approccio combinato potrebbe garantire una riabilitazione più rapida ed efficace, offrendo nuove speranze ai pazienti colpiti da ictus.


Luciano Bassani

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